Eventi Sociali Sincronici: alcuni dati storici mi ha sempre incuriosito, lasciato perplesso. Come giudicare il vezzo delle grandi dittature di continuare, ben oltre la presa violenta del potere, a indire pubbliche elezioni?

Analizzando il secolo passato direi che è corretto, sebbene evidentemente paradossale, sostenere che le elezioni politiche, più di altri eventi sincronici, caratterizzano sopratutto le dittature.

L’Unione Sovietica, il terzo Reich, la Spagna di Franco, l’Argentina dei periodi più bui, la nostra Italia fascista o il più vicino Cile, hanno tutte amato visceralmente le elezioni pubbliche con percentuali di votanti sempre vicinissime al 100%: i pazienti cittadini in grande ordine andavano a mettere una bella croce sull’unico nome disponibile presente su milioni di schede elettorali. Il fascino di una procedura così fasulla ed ingannevole racchiude al suo interno validissime ragioni per le quali un sistema totalitario corre il rischio di smuovere masse enormi di persone, molte delle quali consapevoli dell’ingranaggio sociale perverso. Non va infatti dimenticato che quasi ogni buona dittatura è andata al potere mediante elezioni, o ne è stata confermata subito dopo. La violenza della presa del potere si associa sempre all’illusione del gesto democratico. Sento opportuno porre la riflessione, quindi, sul fatto che le elezioni, come altri eventi di cui vorrei discutere di seguito, sono una delle espressioni più clamorose sul piano sociale di un fenomeno di Sincronia.

jungNon è senz’altro sfuggito a chi detiene il potere dittatoriale che la Sincronia in un gruppo sociale agisce come potentissimo elemento di persuasione e di rinforzo del messaggio totalitario, esaltando e disciplinando tutti i soggetti coinvolti. Qualsiasi forma di potere, democratico o meno, funziona come una enorme istanza paterna, suggerendo delle regole, giuste o sbagliate, umane o meno, il rispetto delle quali ci fa sentire “a posto”, “buoni”, con la coscienza di appartenere ad un gruppo di persone che hanno fatto un loro bizzarro dovere. Il sincronismo può essere criticato a livello cosciente ma è la componente inconscia che lavora e raggiunge l’obiettivo inesorabilmente. Dovessi fare una analisi personale relativa a queste ultime votazioni del 2013, devo ammettere che dopo essere uscito dalla cabina elettorale ho provato sensazioni molto simili a quando da ragazzo facevo la Comunione in Chiesa: quando ritornavo al mio posto sulle panche di legno della piccola chiesa della Valpolcevera in Liguria che frequentavo, ero realmente felice e in pace. Nel caso della Comunione la mia gioia dovrebbe derivare dal fatto i aver incorporato fisicamente il Cristo, mentre nel caso delle votazioni è la consapevolezza di aver adempiuto ad un dovere chiesto dal Potere/Padre democratico o meno. Oramai non posso non dubitare, sia nel primo che nel secondo caso, che le ragioni esplicite, apparenti, che dovrebbero spiegare queste bizzarre attività umane siano quelle vere, soprattutto per quel che riguarda le conseguenze che hanno sul piano dell’appagamento affettivo.

Se fossi vissuto in un regime totalitario, ad esempio se fossi stato un ragazzo di vent’anni di Francoforte nel 1933, credo che ben difficilmente non avrei votato “liberamente” per il Partito Nazionalsocialista, e all’uscita dal seggio probabilmente una sensazione di sereno orgoglio si sarebbe impossessato di me (stile Comunione cattolica).  Il fatto che un manipolo di spiriti eccezionali e superiori abbia, sotto ogni dittatura, intuito, più che averne certezza, in anni in cui l’informazione era ben più manipolata di oggi, le abiezioni e gli orrori, combattendole da soli e pagando con la vita non sposta il problema del perchè moltissimi milioni di persone assolutamente nella norma sul piano psichico e sociale, abbiano appoggiato regimi che già nelle premesse conosciute erano quanto meno terrificanti.

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All’uscita dei grandi musei, fuori dalle chiese, dentro gli stadi da baseball in USA, all’uscita dei seggi elettorali, fare con cura la raccolta differenziata o le chiacchiere fuori dalle scuole al termine delle lezioni è sempre un tripudio cameratesco, un felice strofinarsi di sederi, mimiche rilassate, allucinate intuizioni che tutto, in qualche modo, si risolverà per il meglio, naturalmente. Il mistero della Sincronizzazione Umana si riveste di panni religiosi o mistici, a volte, in altri momenti, porta la divisa dei doveri civili e patriottici, talvolta di eventi sportivi. Ma in realtà queste maschere non esistono per davvero, l’unica realtà è la potenza del fenomeno in se, lo strofinarsi dei corpi, la pressione delle voci, la visione reciproca, volti sorridenti che guardano altri volti che sorrideranno per contagio, il rombo dei piedi sulle assi di legno di una chiesa o di una scuola. Di qualsiasi cosa si tratti, fare la Comunione, votare per Stalin, buttare la lattina nel bidone verde e il cartone del latte in quello rosso, leggere Wittgenstein o adorare Maradona, l’importante potrebbe essere solo essere in molti, il numero dei soggetti in gioco è critico. Alle volte i segnali di Sincronizzazione sono le forme degli oggetti in vendita, i loro colori, la speranza di possederli e la noia di possederli di già. La simultaneità dei desideri “Pop”, la monoliticità ed uniformità delle nostre passioni, l’assoluta sovrapponibilità dei linguaggi utilizzati per comunicare sono tutti elementi che sono ormai sedimentati e stratificati per generare la nostra forma sincronica di esistenza. Quindi mi chiedo, non senza apprensione per la mia voglia di individualismo, per la mia autostima, per il senso di me che ho costruito, è possibile che senza il sincronismo tra milioni di corpi/menti perdano di significato la verità religiosa, il dovere di cittadino, lo spirito delle leggi, la cultura, le passioni? E’ forse il sincronismo perfetto la più alta forma di piacere che potrà mai provare l’uomo?
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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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