Perchè dopo ogni rettilineo, amico mio, anche il più lungo, c’è sempre una curva…

(Valerio Rosso)

Guardando indietro nella mia “carriera” di motociclista mi rendo sempre più conto che, sebbene avido di informazioni sullo sport che ho sempre adorato, sino alla fine degli anni ’90 era molto difficile ottenere informazioni sensate sulle varie tecniche di guida della moto.

Con l’avvento di internet molte cose sono cambiate ed il problema che si è presentato a quel punto, e che a mio parere continua ancora adesso, è stato l’opposto: troppe informazioni! Infatti un eccesso di informazioni comporta il problema di dover selezionare quelle più pertinenti e corrette, separandole dalle inesattezze e dalle stupidaggini.

Quello che state per leggere è semplicemente una piccola “summa” (senza pretese, per carità ma il più precisa possibile…) di molti articoli e libri che girano sul web e nelle librerie, filtrati dalla sensibilità mia e di alcuni amici motociclisti con i quali condivido questa passione. Il tentativo è di fornire indicazioni a chiunque ritenga di averne bisogno in una chiave un po Zen (?!) per aumentare sicurezza, consapevolezza e divertimento che, a nostro parere, possono e devono andare di pari passo su strada e su pista. Iniziamo dicendo che una curva sarà “perfetta” quando verrà condotta in sicurezza, con stile e appagherà il pilota in termini di sensazioni positive. Troppo spesso si vedono persone che entrano in curva scomposti, a velocità eccessive o troppo basse (si, è pericoloso anche andare troppo piano!), staccando male, con il corpo mal posizionato e magari escono fuori mano…Di sicuro un mega “spiegone” teorico non sostituirà l’esperienza ma è la base per costruirsene una dato che in moto, come nella vita, va avanti chi conosce le cose bene e poi le applica con precisione (ebbene si, la moto è uno sport da persone precise nonostante tutti noi cerchiamo di darci arie da scapestrati…).

Iniziamo con il dire che in moto una persona ha una grande opportunità: conoscere se stesso. Ogni volta che si fanno attività con le quali ci si confronta con la possibilità di farsi male o, addirittura, di morire ci si ritrova costretti ad essere onesti e a prendere coscienza dei propri limiti; questo riguarda il motociclismo così come l’arrampicata sportiva, lo sci d’alpinismo, il downhill, l’attività subacquea e così via. Chi non conosce i propri limiti ed è convinto di essere nato “imparato” getta le premesse per farsi male e, alle volte, di fare male anche agli altri. Se io conosco i miei limiti, invece, saprò quale sarà il mio lavoro nei tempi futuri, ovvero applicarmi con passione e dedizione per superarli. Il curvare in moto a quasi qualsiasi velocità di andatura su strada è sempre sinonimo di “piegare” e quindi implica una tecnica che non è quella che usiamo quando ci spostiamo su un piazzale mentre muoviamo i primi passi su di una bici ovvero: giro il volante a sinistra vado a sinistra, lo giro a destra vado a destra. Infatti senza saperlo tutti istintivamente usiamo un’altra tecnica che è la seguente: per il cosiddetto “effetto giroscopico” della ruota anteriore noi per girare a destra faremo pressione, ovvero spingeremo sulla manopola della parte destra del manubrio contemporaneamente tireremo la parte sinistra del manubrio e così facendo la moto si inclinerà a destra cambiando traiettoria. Faremo l’opposto per girare a sinistra. Vi invito a fare questo esercizio per rendervi consapevoli di quello che istintivamente fate già: su di un rettilineo ad una velocità media (50-60Km/h) provate a spingere leggermente la manopola di destra e vedrete che la moto girerà a destra, se farete lo stesso su quella di sinistra la moto girerà verso sinistra. La tecnica corretta implica sempre lo spingere sulla metà di manubrio (o sul semi-manubrio di una carenata) concorde al lato verso cui vogliamo curvare e non di tirare la parte opposta perchè il controllo è maggiore. Questo è il concetto più importante. Il resto si potrebbe super-sinteticamente riassumere così:  rallentare in prossimità della curva, utilizzando il “freno motore”, frenare prevalentemente con il freno anteriore se possibile, ci si immette in curva. Per la prima metà di curva, non accelerare, altrimenti c’è il rischio che la moto vada per i fatti suoi, sopratutto se una superbike da 200cv senza i controlli inseriti, e nella seconda parte della curva si accelera, gradualmente per poi raddrizzare ed uscire dalla curva. Vediamo però queste singole fasi una ad una.

L’avvicinamento alla curva è quella fase di iniziale modulazione della velocità ed inizio dello studio di una possibile traiettoria per affrontare la curva: in questa fase il nostro cervello dovrà elaborare le informazioni in maniera molto diversa a seconda che noi ci troviamo in pista o in strada! (Fig.1)

L’inserimento in curva inizia con il rilascio del gas e la diminuzione della velocità che ne consegue dovuta al freno motore; poco prima del vero e proprio inserimento si userà il freno anteriore per dare l’ultima aggiustata alla velocità che, se ben modulata, sarà costante per tutta la percorrenza della prima metà della curva ovvero dall’inserimento al cosiddetto punto di corda. Il punto di corda (“apex” in inglese), in parole povere, è una linea ideale che divide la curva in due metà e passa per l’apice interno del cordolo (fig.1). In ingresso di curva quindi, posto che la velocità sia ben impostata, rilasceremo il freno ed inizieremo a spingere sulla metà di manubrio interna alla curva (a destra per curvare a destra, a sinistra per curvare a sinistra) e la moto si inclinerà cambiando traiettoria. Questa pressione corrisponderà anche a quella che dovremo esercitare con il piede sulla pedana interna alla curva. Nota: non è una regola assoluta il fatto di non entrare in curva frenati, si può fare ma implica un maggior uso di forza ed è sinonimo di guida forse troppo al limite per la strada; inoltre ricordate che frenare in curva, in assenza di controlli specifici, corrisponderà sempre ad un raddrizzamento del mezzo che partirà verso la corsia opposta invadendola (“il cosiddetto dritto”) con gli altissimi rischi che ne conseguiranno.

traiettorie e corda

La percorrenza della prima metà della curva andrà fatta per lo più a velocità costante mentre nella seconda metà inizieremo ad accelerare con grande regolarità e progressione: è questo un momento nel quale i controlli di trazione aiutano tantissimo, se non ne abbiamo sarà il nostro polso a farci uscire veloci senza rischiare di perdere di aderenza con la gomma posteriore se l’accelerazione sarà troppo forte e rapida. Ricordiamoci che mentre la moto curva essa sarà anche, più o meno, piegata, ovvero la superficie di gomma che garantisce l’aderenza con l’asfalto inevitabilmente diminuirà per cui derapare e scivolare per accelerazioni eccessive non è infrequente. Dovrete sempre valutare bene il tipo e lo stato delle vostre gomme e le condizioni dell’asfalto per essere efficaci in questa fase. E’ molto importante sottolineare che la velocità durante la percorrenza potra essere più o meno alta rispetto a quella ideale e che la variabile da modificare per controllare il mezzo sarà sempre l’angolo di piega e quindi la pressione che eserciterete su manubrio e pedane. Soprattutto scordatevi di controllare velocità eccessive frenando perchè, come vi ho detto prima, fareste solo raddrizzare la moto e partireste verso l’esterno invadendo la corsia opposta.

L’uscita dalla curva è quel momento in cui la moto riprende ad essere perpendicolare all’asfalto e voi potete permettervi di spalancare l’acceleratore in sicurezza poichè le forze della fisica e l’area di appoggio della gomma sono dalla vostra parte!

Voglio ricordare che la tecnica descritta si adatta perfettamente ad una moto 4 tempi, una 2 tempi andrebbe maggiormente sostenuta in percorrenza già nella prima metà della curva da una leggera accelerazione dato che entrando in rilascio con un 2 tempi, per la differenza che ha il freno motore, ci si trova a percorrere la prima parte della curva quasi come se si fosse in folle con una certa difficoltà a indirizzare la moto nella traiettoria impostata; conseguenza di ciò è che la guida più efficace con un  2 tempi implichi un certo anticipo nella frenata, ed una traiettoria successiva da percorrere in leggera accelerazione.

Passiamo ora a dare qualche consiglio sulla postura del pilota.Iniziamo subito a specificare che in moto vanno sempre evitati movimenti troppo bruschi. Il nostro mezzo avrebbe di sua natura la tendenza a mantenere un assetto stabile che sono proprio i nostri movimenti a scomporre: più scoordinati ed improvvisi sono questi ultimi, più rischiamo risposte del mezzo indesiderate e pericolose. Dunque è d’obbligo muoversi sempre fluidamente.

fig 2

Probabilmente tutti abbiamo sentito parlare del fatto che che quando affrontiamo una curva dobbiamo portare il busto all’interno della curva stessa, per spostare il baricentro della moto in maniera appropiata. Più la velocità sale e più questo spostamento è necessario e può essere facilitato anche dall’abbassamento del corpo verso il basso: questa modifica del sistema moto-pilota è un pochino alla base della guida sportiva ed ha lo scopo di limitare al massimo la necessità di piegare la moto stessa mentre affrontiamo la curva. Diciamo che, se portato all’estremo, questo cambio di postura porta alla cosidetta “curva con il ginocchio a terra” (al riguardo date un occhiata a questo altro articolo). Per portare il corpo all’interno della curva dovremo sporgere il busto in avanti, stendere il braccio esterno alla curva e piegare il braccio interno, con il gomito in alto, staccato dal corpo. La testa non deve essere in asse con il busto ma il più possibile perpendicolare all’asfalto, in modo che lo sguardo venga mantebuto in avanti sulla fine della curva, senza dimenticare di tenere d’occhio anche l’asfalto, che può essere sporco, scivoloso, o irregolare. Il ginocchio interno alla curva è preferibile che punti anch’esso verso l’asfalto, perché anch’esso contribuisce a spostare il baricentro all’interno e per farlo ruoteremo il piede e allargando la gamba, mentre la coscia della gamba esterna deve restare aderente al serbatoio. Infine ricordiamo di portare una natica fuori dalla sella verso l’interno tentando di assumere, in questo modo, una postura il più possibile stabile e che sia tutt’uno con il nostro mezzo. Tutti queste modificazioni della postura “in piega”, al contrario di quanto possano pensare molti tendono ad aumentare la sicurezza della percorrenza in curva dato che, ripetiamo, hanno lo scopo di diminuire l’angolo di piega facendo rimanere più ampia la porzione di gomma a contatto diretto con l’asfalto; ovviamente questo modo di guidare permetterà di aumentare di molto la velocità di entrata in curva e di percorrenza per cui sarà questo, semmai, ad essere rischioso, quindi testa sul collo sempre. Il raschiare la saponetta potrà essere una conseguenza di una curva ben fatta ma non deve essere un “risultato” da ricercare ad ogni costo a scapito della sicurezza bensì una conseguenza appunto del giusto equilibrio di postura, velocità e inclinazione della moto.

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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