Questo breve articolo ha lo scopo di divulgare nella maniera più semplice e comprensibile l’argomento della valutazione del rischio di suicidio.

Valutare la probabilità che un individuo stia rischiando di mettere in atto dei comportamenti potenzialmente lesivi per se stesso (non solo il suicidio quindi ma anche condotte Parasuicidarie) è, ovviamento, un compito affidato a professionisti (medici, psicologi, assistenti sociali).

D’altra parte, come si tenta di istruire la popolazione, ad esempio, all’attuazione delle manovre rianimatorie di base credo che sia opportuno che la gente venga a conoscenza delle variabili in gioco relative a questo grosso problema di salute pubblica per poter attuare, nel caso, richieste di aiuto appropriate ed in tempi rapidi.

Gli ultimi dati raccolti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che ogni anno, a livello globale, avvengono circa 800.000 suicidi, il che significa che ogni 4 secondi un essere umano si toglie la vita. La valutazione dei fattori di rischio per il suicidio in un individuo e la possibilità di metterlo al riparo da questa eventualità sono una delle sfide più ardue per chi si dedica ad una professione di aiuto, medici e psicologi in prima linea. La difficoltà principale nell’indagare quanto un individuo stia rischiando di mettere in atto il proprio suicidio è legata al fatto che le variabili in gioco non sono statiche ma dinamiche in relazione al tempo e necessitano di essere rivalutate costantemente. Inoltre tenete conto che circa il 90% delle persone che sono decedute per suicidio avevano una patologia psichiatrica (depressione maggiore, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbi di personalità).

Iniziamo a chiarire un primo importante punto della questione: indagare direttamente l’intenzione di una persona di togliersi la vita non aumenta in alcun modo il rischio che quel gesto venga messo in atto. Pertanto condurre una indagine esplicita e diretta rispetto ai fattori di rischio per il suicidio eventualmente presenti potrà solo essere di aiuto.

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In sintesi i punti da tenere a mente per una iniziale valutazione sono i seguenti:

  • Il primo e più importante fattore di rischio da considerare è la presenza di un precedente tentativo suicidario che non ha, per qualche ragione, comportato la morte della persona.
  • Età: la prevalenza del suicidio ha due importanti picchi, l’adolescenza e la vecchiaia.
  • Presenza di famigliarità per suicidio o per tentativi di suicidio.
  • Famigliarità per patologie psichiatriche.
  • Storia di violenza o di abusi all’interno dell’ambiente famigliare.
  • Utilizzo di alcool o di sostanze di abuso (cocaina, eroina, … ).
  • Patologie croniche o a prognosi infausta, incluse sindromi dolorose perduranti da molti anni.
  • Incarcerazione.
  • Facile accesso ad armi da fuoco o essere esposti alla possibilità di attuare gesti lesivi impulsivi (abitare ai piani alti, avere farmaci pericolosi in casa, etc.)
  • Isolamento sociale.

Le idee suicide e i comportamenti suicidi possono accadere indipendentemente o contemporaneamente. La maggior parte degli individui che presentano ideazione suicidaria fortunatamente non cercheranno di commettere suicidio, infatti una ricerca condotta in 17 paesi ha suggerito l’idea che le persone che hanno idee suicide hanno una probabilità “condizionata” di fare un tentativo di suicidio del 29%. Per contro questa probabilità aumenta al 56% quando queste stesse persone (che hanno idee suicide) formulano un piano definito sul come mettere in atto il gesto; senza una pianificazione, solo il 15,4% verosimilmente tenteranno il suicidio. La maggior parte di queste transizioni verso il tentativo suicidario avverranno durante il primo anno dal momento della comparsa della ideazione suicidaria.

E’ anche da tener presente che tra i pazienti che hanno tentato di suicidarsi, il 24,5% faranno un nuovo tentativo di suicidio nei 7 anni successivi.

Il rischio di suicidio nell’anno che segue il primo tentativo é da 30 a 200 volte superiore paragonato alla popolazione generale e questo rischio cresce con il numero di tentativi di suicidio fatti, particolarmente nelle donne.

Nonostante il suicidio accada per lo più in persone affette da una malattia mentale, alle volte il soggetto suicida può essere una persona sana, alla quale può essere bastato un evento precipitante di particolare gravità per mettere in atto l’estremo gesto, con il quale porre fine al dolore mentale e ad una situazione emotigena percepita non più sopportabile. In tal senso la condotta suicidaria può essere vista non come una ricerca di morte bensì una fuga dalla vita, in assenza apparente di altre soluzioni se non quella illusoriamemte più facile.

Ricordatevi, infine, che la Suicidologia è una vera e propria scienza, che necessita di validi professisti specificamente preparati, che facciano parte di equipe multidisciplinari, poiché il fenomeno suicidario affonda le sue radici in diversi contesti, non soltanto psichiatrici e psicologici ma anche biologici, genetici, sociali e culturali. In tal senso rivolgersi a personale con una specifica formazione diventa fondamentale per una corretta azione preventiva: il Centro di Salute Mentale più vicino, il medico di medicina generale, il pronto soccorso o, in extremis, il 118 sono i Servizi a cui affidarsi nell’eventualità di sospetto di rischio suicidario in una persona.

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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