Le cosiddette persone “assertive” sono quelle che riescono a dichiarare agli altri individui con i quali entrano in relazione cosa sono disposti a fare oppure a non fare: in questo modo accrescono la propria autostima e, al contrario di quanto a volte si possa pensare, si guadagnano più facilmente il rispetto altrui.

Coloro i quali non sanno dire “no” agli altri, invece, vivono costantemente con delle paure piuttosto irrazionali e profonde, ovvero di non apparire sufficientemente buoni, apprezzabili ed affidabili. Questa faticosa condizione però non farà altro che provocare malessere, dato che finiranno per sentirsi costantemente sotto pressione, messi alle strette, affaticati dalle continue insistenze degli altri che hanno capito che “tanto tu non dici mai di no”. Si ritroveranno anche a provare rabbia verso gli altri perché li fanno sentire frustrati. Imparare a dire “no”, non cambierà l’immagine che gli altri hanno di noi, e non diverremo cattive persone solo perché sappiamo e possiamo dire di no.

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Facciamo un esempio pratico: Maria è la mamma di Paolo. Paolo ha 13 anni e come ogni adolescente della sua età vuole assolutamente avere in regalo un costoso smartphone per il suo compleanno. Durante una discussione Maria dice a suo figlio Paolo  che in questo momento non è possibile per le finanze della famiglia fare questo acquisto e che dovrà accontentarsi di un telefono più economico. Paolo si arrabbia e la frustrazione del sentirsi dire di no dalla mamma sfocia in un pianto. Cosa potrà fare Maria a questo punto per avere un atteggiamento assertivo con il figlio?

Cercherà di far capire a Paolo che comprende la sua frustrazione e il suo desiderio, ma che la decisione non cambia perchè altre e più importanti spese sono programmate in quel periodo. Questo perchè il “no” di Maria ha lo scopo di salvaguardare l’integrità di un bisogno che riguarda tutto il gruppo famigliare. Quali sono le trappole cognitive che fanno sì che non siamo in grado di dire un “no”? Innanzitutto potremmo temere che l’altro potrebbe rifiutarci o potrebbe non volerci più bene, con le conseguenze di essere obbligati a pensare che per mantenere un’immagine positiva e buona di noi stessi dobbiamo dire sempre di sì, per non contrariare l’interlocutore. Potremmo inoltre sentirci in colpa se l’altra persona reagisce male al nostro no, dovremmo rendere felici prima gli altri, i nostri bisogni valgono di meno, dovremmo essere sempre disponibili e affidabili per non perdere la stima degli altri.

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Come possiamo allora imparare a dire di no in modo assertivo? Ci sono alcuni passi piuttosto logici che dovremo “allenarci” a seguire. Prima di tutto bisogna dichiarare al nostro interlocutore di avere ascoltato attentamente quello che aveva da dirci prima di dire di no. Il “come” dire di no è importante: occorre rispondere in modo fermo, chiaro senza usare scuse o ricorrere agli altri per motivare il nostro no. Direi di no è un nostro diritto. Si dovrebbe imparare ad usare la tecnica del “sandwich”, ovvero si tratta di collocare un no tra due affermazioni positive. Ad esempio: “Ti ringrazio per avermi offerto questa possibilità di collaborare con te. In questo momento non ho molto tempo. Spero in futuro di avere un’altra possibilità per poter collaborare con te, mi farebbe piacere.” Infine tenere in considerazione che si possono sempre offrire alternative e dichiarare i motivi del rifiuto. Ad esempio “ Ti ringrazio per avermi offerto questa possibilità di collaborare con te, ma in questo periodo sono molto impegnato. Conosco una persona che potrebbe collaborare con te sino a quando io mi sarò liberato”.

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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