Le benzodiazepine sono una grossa risorsa farmacologica per il medico sia nei disturbi d’ansia che nel trattamento dell’insonnia, è però piuttosto evidente che nessuno rispetta l’indicazione ad attuare cicli di terapia con un inizio ed una fine.

Infatti le benzodiazepine, che sia EN, Xanax, Lexotan, Tavor, etc. non andrebbero prescritte per periodi più lunghi di poche settimane dato che il rischio di sviluppare una dipendenza è molto alto. Inoltre dopo poche settimane il nostro corpo sviluppa una tolleranza tale per cui non percepiamo più alcun beneficio dal farmaco ansiolitico. Allora perchè spesso non si riescono ad eliminare? Spesso la ragione è legata alla scarsa consapevolezza del paziente e del medico che il farmaco va tolto con ESTREMA lentezza dato che il paziente può scambiare i sintomi d’astinenza con il ritorno dei sintomi di ansia, facendo marcia indietro e proseguendo ad assumere la benzodiazepina ad un dosaggio uguale o, più spesso, più alto. Ricordiamoci anche che le benzodiazepine hanno molte caratteristiche problematiche da tenere bene in conto:

  • Vanno prescritte con estrema attenzione nei soggetti più giovani
  • Pongono problematiche di tipo medico-legale per tutte quelle persone che guidano veicoli
  • Sono spesso prescritte in condizioni mediche di tipo depressivo con il risultato di poter addirittura aggravare i sintomi ed interferire con i farmaci antidepressivi che spesso hanno ambedue gli effetti ansiolitico ed antidepressivo.
  • Possono causare confusione nell’anziano e, a dosaggi medio-alti, generare cadute con rischio di fratture
  • Recenti studi indicano come le benzodiazepine meritino grossa attenzione quando prescritte nella schizofrenia (link)
  • Sono emerse evidenze rispetto al fatto che i farmaci ansiolitici possano essere un fattore di rischio per la malattia di Alzheimer (link)

In sintesi il messaggio che si vuole veicolare è che le benzodiazepine non sono farmaci da trattare con leggerezza e che ogni paziente deve mantenere un buon contatto con il medico prescrittore per valutare con attenzione la durata del periodo di trattamento. Nel caso di trattamenti che richiedanolunghi periodi di assunzione di farmaci ansiolitici, un approccio moderno è più sicuro deve poter valutare la possibilità di sostituire gli ansiolitici con, ad esempio, antidepressivi di tipo SSRI, più sicuri nel lungo periodo.

Per terminare è opportuno ricordare che molte aziende stanno investendo in ricerca per tentare di trattare i Disturbi d’ansia con molecole nuove, più sicure ed esenti dal problema della dipendenza.

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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