Il disturbo bipolare è una malattia mentale che riguarda una buona percentuale della popolazione generale dato che colpisce più o meno una persona su 100.

kurt cobainSi tratta di un disturbo psichico caratterizzato da alterazioni dell’umore che impattano fortemente sulle emozioni, sui pensieri e sui comportamenti. Chi soffre di bipolarità può essere al settimo cielo in alcuni periodi della propria vita per passare poi alla disperazione più nera in altri senza alcuna ragione apparente, passando dall’euforia della fase maniacale o ipomaniacale ad una visione cupa e negativa dell’esistenza nella fase depressiva più e più volte nel corso della vita. Parlando in termini più pratici le persone affette da disturbo bipolare vengono definite come persone spesso in gamba e molto intelligenti ma con caratteri “difficili” da gestire, a volte aggressivi o violenti, che possono presentare caratteristiche di personalità molto buone appaiate ad altre insopportabili ed in contrasto con le prime. Chiunque abbia vissuto con una persona affetta da bipolarità (marito, moglie, fratello, figlio, etc) sa quanto queste oscillazioni dell’umore portano a pensare che il nostro caro possieda un carattere ingestibile o, alle volte, con aspetti opposti come se due personalità opposte fossero presenti nella stessa persona.

Le conoscenze psichiatriche attuali ci indicano che ogni situazione di disagio va sempre inquadrata nel suo contesto di riferimento e che spesso, per non dire sempre, l’aiuto non va indirizzato solo al portatore del disturbo mentale ma anche ai famigliari ed a chi ha rapporti stretti e diretti con lui. Questo non solo è di sollievo alle persone che convivono quotidianamente con gli effetti terribili che un disturbo psichiatrico genera intorno a se, ma è dimostrato che questo approccio è di marcato aiuto al paziente stesso, migliorandone la qualità di vita e la prognosi.

Persone intelligenti, creative, affabili, eclettiche spesso soffrono di disturbo bipolare; uomini e donne, realizzati nell’ambito lavorativo, che raggiungono posizioni sociali importanti e che esprimono la propria crea- tività ed esuberanza attraverso l’arte, spesso soffrono di disturbo bipola- re e, se non curati, vedono peggiorare e sfumare traguardi personali raggiunti nelle fasi di euforia. Lord Byron, Virgina Woolf, Franz Kafka, Sylvia Plath, Edgan Allan Poe, Ernest Hemingway, Vincent Van Gogh, Amadeus Mozart, Robert Schumann, Winston Churcill, Kurt Cobain, personalità dal grande talento, che hanno segnato la storia e la cultura del nostro tempo, soffrivano di disturbo bipolare. 

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Ma ai personaggi del passato si accompagna una realtà più attuale che coinvolge oltre 900.000 italiani che vivono una condizione simile segnata, tra l’altro, da un rischio di suicidio 30 volte superiore rispetto alla popolazione generale.

Riuscire ad aiutare una persona affetta da questa patologia della mente significa, in primo lugo, conoscerne le caratteristiche al meglio. Una conoscenza approfondita del problema avrà delle conseguenze molto positive nel rapporto con la persona malata:

  1. Comprendere che molti comportamenti in apparenza incomprensibili sono solo il risultato delle oscillazioni dell’umore: il disturbo bipolare è, come ogni altra patologia medica, qualcosa che si ha, non qualcosa che si è.
  2. Aiutare, come osservatore esterno, a riconoscere precocemente i segnali che anticipano le fasi acute della malattia per affrontarle rapidamente.
  3. Motivare e sostenere la corretta assunzione delle terapie psicofarmacologiche
  4. Contribuire a diminuire molti fattori di stress
  5. Essere di aiuto nella raccolta di informazioni utili alla gestione del disturbo da parte degli operatori coinvolti (psichiatra, psicologo, infermiere, etc)

 

L’obiettivo di questo piccolo articolo non è certo quello di spiegare tutte le caratteristiche della malattia, del suo esordio, delle sue cause e della cura. Questo percorso di conoscenza della malattia potrebbe essere fornito direttamente dal vostro medico curante in aggiunta alla terapia farmacologica, sottoforma di incontri preposti a questo obiettivo, oppure potreste essere coinvolti nella partecipazione di un gruppo psicoeducativo, generalmente organizzato in una serie di incontri ognuno con il suo argomento prestabilito, in compagnia di persone che soffrono del vostro stesso disturbo. Primo obiettivo di un trattamento studiato appositamente per insegnarvi qualcosa di più sulla vostra malattia è quello di ridurre il numero degli episodi di alternanza dell’umore e dei ricoveri: sarebbe scorretto infatti garantire a priori la guarigione in senso stretto, ma di certo aumentando le capacità di ricercare aiuto nei momenti di peggioramento dei sintomi, si può garantire un periodo maggiore di stabilità che può farvi sentire meno in balia della malattia, perché di fatto vi fornisce strumenti teorici e informazioni utili per gestirla.

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Con il mantenimento e l’aumento dei periodi di benessere, si è visto che migliora anche l’aderenza alle cure, farmacologiche e non: un trattamento che si sa a cosa serve viene seguito più scrupolosamente, con meno timori e dubbi.

Ma iniziamo con i consigli più pratici.

  1. Non confondete mai la malattia con la persona: come detto prima il disturbo bipolare è qualche cosa che si ha, non qualche cosa che si è. Allo stesso modo vanno fatti continui sforzi per non far dilagare la preoccupazione in ogni ambito del rapporto con la persona ammalata.
  2. Non utilizzate mai nei litigi riferimenti troppo aggressivi relativi al disturbo bipolare del tipo: “non starai avendo un’altra crisi?!” oppure “ma le stai prendendo davvero le medicine, mi sembri fuoti di testa!” o simili…
  3. Se volete essere utili al vostro famigliare nel riconoscere sintomi precoci di patologia concentratevi sulle alterazioni del ritmo sonno-veglia: alterazioni in eccesso o in difetto del riposo notturno possono essere elementi molto importanti.
  4. Non diventate dei vigilanti o delle guardie che si occupano di monitorare la terapia farmacologica, dato che inconsciamente la prima reazione che tutti noi abbiamo quando siamo spinti a fare qualche cosa di forza è di fare l’esatto opposto. Ogni persona deve essere confrontata con le sue personali buone ragioni quando si vuole raggiungere un obiettivo: fate piuttosto notare con modalità dolci e motivanti le conseguenze passate di una scarsa aderenza alle cure.
  5. Favorite il mantenimento di uno stile di vita sano, all’aria aperta esposti alla luce del sole, con una alimentazione ricca di verdure e frutta, una buona idratazione; l’attività fisica regolare è spesso di grande aiuto.
  6. Pensate costantemente anche alla vostra di salute fisica e mentale: non diventate mai infermieri o psicologi completamente dedicati alla cura del vostro famigliare giorno e notte. Ricordate che voi stessi rimanete sempre la prima persona che dovete far star bene per poter essere di aiuto anche ad altri.
  7. Quando non sapete come aiutare il proprio caro chiedete direttamente a lui se c’è qualcosa che possa aiutarlo. Non potete guarire il vostro congiunto ma potete offrire comprensione (“Forse non posso capire cosa significhi soffrire di disturbo bipolare ma capisco che stai soffrendo”), rassicurazioni (“Ti sarò sempre vicino, anche nei momenti più difficili”) e sostegno (“Se non riesci a fare qualcosa conta sul mio aiuto”).
  8. Considerare le frasi ed i comportamenti nel contesto. Imparare a porsi la domanda”, questo potrebbe essere un sintomo?” prima di reagire. I figli spesso dicono “Ti odio” quando sono arrabbiati con i loro genitori, ma i genitori sanno bene che  è solo la rabbia del momento a parlare, quelli non sono i veri sentimenti del bambino. Un Bipolare,in fase maniacale, può dire “Ti odio”, ma è la malattia a parlare, una malattia che ha dirottato le emozioni ..” Il paziente depresso dice, “Non c’è niente da fare, non voglio il vostro aiuto”. Anche in questo caso, è la malattia e non è colui che si ama che sta respingendo la preoccupazione. Ora un monito contro l’altro estremo: interpretare ogni forte emozione in una persona con un disturbo d’animo come un sintomo.
  9. Favorire il rapporto con lo psichiatra: per sua natura il disturbo bipolare in alcuni momenti porta a minimizzare la gravità di quello che succede fino a far perdere del tutto la capacità di rendersi conto di stare male e di avere bisogno di cure. Pertanto, una volta individuato il clinico di fiducia, aiutate il familiare a essere costante nelle visite, ricordategli gli appuntamenti programmati, sollecitatelo a comunicare anche piccoli cambiamenti (per esempio: qualche irregolarità nel sonno, manifestazioni di irritabilità, desiderio di non andare al lavoro) per permettere allo specialista di modificare subito le cure se necessario, accompagnatelo agli appuntamenti sia in fase depressiva, quando ogni cosa costa molta fatica, sia in fase euforica, quando è maggiore il rischio che salti un appuntamento per “eccesso di benessere”.

Un ultimo importante consiglio riguarda la questione della sicurezza, la nostra e quella della persona affetta dal disturbo bipolare. Non dimenticate mai che il disturbo bipolare può occasionalmente precipitare in un comportamento violento. La violenza è spesso un argomento difficile da affrontare perché l’idea profondamente inserita in noi fin dalla più tenera età é che la violenza è primitiva e incivile e rappresenta una sorta di fallimento o di guasto del carattere. Naturalmente siamo consapevoli che la persona nella morsa della malattia psichiatrica non è violenta, capita però che in mancanza di personale , e forse a causa di questo non vi è talvolta un’ esitazione ad ammettere la necessità di una risposta adeguata ad una situazione di cui si sta perdendo controllo; quando c’è qualche minaccia di violenza, sia verso sé o gli altri. Le persone con disturbo bipolare sono a rischio molto più elevato per il comportamento suicidario rispetto alla popolazione generale. Anche se ai membri della famiglia non può e non deve essere previsto prendere il posto dei professionisti nella valutazione psichiatrica del rischio di suicidio, è importante avere una certa familiarità con il problema. I pazienti che stanno iniziando ad avere pensieri suicidi hanno spesso intensamente vergogna di se stessi. Hanno una “sensazione disperata”, di “non essere in grado di andare avanti”, ma non possono effettivamente dire i pensieri auto-distruttivi. È importante non ignorare queste affermazioni, ma piuttosto chiarirle con loro. Non abbiate paura  a chiedere, “Stai pensando di farti del male?” Di solito dà sollievo essere in grado di parlare di questi sentimenti e buttarli fuori in modo aperto per poter essere affrontati. Ma si pensa sia necessario il permesso e il sostegno al fine di farlo. Ricordate che il periodo di recupero da un episodio depressivo può essere  ad alto rischio per il comportamento suicida. Coloro che sono stati immobilizzati dalla depressione a volte possono sviluppare un rischio più elevato di farsi male in quanto iniziano ad avere più forze, un migliore livello di energia e migliorano la capacità di agire. I pazienti che hanno sintomi misti – umore depresso e agitato, irrequieto, comportamento iperattivo – possono essere a rischio più elevato di auto-danno. Un altro fattore che aumenta il rischio di suicidio è l’abuso di sostanze, in particolare l’abuso di alcool. L’alcol non solo peggiora l’umore, abbassa le inibizioni. La gente beve quando vuol fare le cose che non farebbero altrimenti. Un maggiore uso di alcol aumenta il rischio di comportamenti suicidi, è sicuramente uno sviluppo preoccupante che deve essere affrontato e controllato.

Ricordate infine che esistono testi, come “Il disturbo bipolare. Una guida per la sopravvivenza” di D.J. Miklowitz e risorse in rete molto complete, che danno indicazioni e spiegazioni dettagliate sul disturbo bipolare.

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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