L’ignoranza a proposito di metadone è abbondante, non solo tra i pazienti ma spesso anche tra gli operatori della sanità.

Il metadone venne sintetizzato in germania da un chimico durante il secondo conflitto mondiale, quando gli Stati Uniti ed i loro alleati smisero di rifornire i tedeschi di oppio naturale: non è facile e fare una guerra senza antidolorifici, così i tedeschi si misero a lavorare su nuove molecole analgesiche e sintetizzarono un certo numero di farmaci in uso ancora oggi, inclusi il demerol ed il darvon che a livello di formula di struttura sono simili al metadone. Il metadone viene utilizzato per la disintossicazione a breve termine (7-30 giorni), a lungo termine (fino a 180 giorni) e di mantenimento (trattamento oltre i 180 giorni) degli individui dipendenti dagli oppioidi, come ad esempio l’eroina in tutte le sue forme. A questo scopo, è disponibile solo presso centri designati, in Italia si chiamano Ser.D., che applicano i programmi di trattamento disintossicante con mantenimento usando il metadone, non solo per i normali cittadini ma anche negli ospedali e nelle prigioni. II metadone è un farmaco che sottostà a prescrizioni speciali e la sua somministrazione è strettamente regolata da specifiche leggi e regolamenti federali. L’arruolamento nei programmi con metadone riduce il rischio di morte per utilizzo di eroina del 70%, il consumo illegale di oppioidi e di altre sostanze di abuso, l’attività criminale, il rischio di contrarre malattie infettive (HIV ed epatite), e nelle donne gravide attenua il rischio di malattie e mortalità fetali. L’uso del mantenimento con metadone spesso richiede un trattamento per tutta la vita. Come tutti i farmaci anche il metadone può causare effetti collaterali. Può causare riduzione del desiderio sessuale, per ragioni legate ad alterazioni ormonali (alterazione di prolattina e/o testosterone). Vi può essere ritenzione di liquidi, di solito transitoria e nella fase di aumento del dosaggio. Può indurre appetito e causare aumeno di peso, ma questo effetto è molto variabile da individuo a individuo. In alcune persone può disturbare il ritmo cardiaco, specialmente ad alte dosi e se si associano altri fattori cardiotossici come alcuni farmaci (ad esempio antidepressivi triciclici).

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Alcuni programmi di trattamento della dipendenza da oppioidi, usano un protocollo di disintossicazione graduale, in cui le persone dipendenti dall’eroina prima passano al potente agonista metadone, quindi al più debole agonista buprenorfina e infine al mantenimento con un antagonista del recettore degli oppioidi come il naltrexone (Antaxone, Nalorex, Narcoral). Questo approccio riduce al minimo la comparsa di effetti da astinenza da oppioidi che, se compaiono, vengono mitigati con la clonidina (Adesipress, Catapresan). Tuttavia, l’aderenza al trattamento con antagonisti dei recettori degli oppioidi è scarsa al di fuori degli ambiti che utilizzano tecniche cognitivo-comportamentali intensive e psicoterapie di supporto continuative. Per contro, la mancata aderenza al mantenimento con metadone fa precipitare i sintomi di astinenza da oppioidi, che servono a rinforzare l’uso del metadone e rendere la terapia cognitivo-comportamentale meno importante. Pertanto, alcuni tossicodipendenti da eroina ben motivati e socialmente integrati possono utilizzare il metadone per anni senza partecipare a un programma di sostegno psicosociale. I dati raccolti da molte segnalazioni indicano che il metadone è più efficace quando assunto a dosi superiori a 60 mg/die. Gli effetti analgesici del metadone vengono talvolta usati per il trattamento del dolore cronico quando sono inefficaci farmaci che danno minore assuefazione.

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L’uso del metadone, come accennato prima, ha senso anche durante la gravidanza. Il mantenimento con metadone, associato a efficaci servizi psicosociali e regolari controlli ostetrici, migliora significativamente gli esiti ostetrici e neonatali nelle donne dipendenti da eroina. L’arruolamento di una donna gravida in questi programmi di mantenimento riduce il rischio di malnutrizione, infezioni, parto pretermine, aborti spontanei, preeclampsia, eclampsia, rottura della placenta e tromboflebiti settiche. La dose di metadone in gravidanza deve essere pari alla dose minima efficace e in gravidanza non si deve tentare alcuna astensione. Il metadone viene metabolizzato più rapidamente nel terzo trimestre, il che può rendere necessario aumentare le dosi. Per evitare il picco di concentrazione plasmatica dopo l’assunzione con effetti potenzialmente” sedativi,la dose giornaliera può essere somministrata in due dosi refratte durante il terzo trimestre. Il trattamento con metadone non ha effettio teratogeni, ovvero di alterazione dello sviluppo del feto, ad oggi noti.

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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