Si legge tantissimo sul web al riguardo delle cosiddette dipendenze affettive. Cosa sono? Cosa fare per uscirne?

Questo perchè ogni volta che una persona si ritrova con il proprio partner in una di quelle condizioni che facebook ha genialmente definito “It’s complicated” va alla ricerca di un modo per comprendere ciò che sta accadendo e cercare di star meglio. E’ un enorme brusio, una gigantesca nuovola che racchiude termini come “amare troppo”, “fusionalità”, “insicurezza”, “sensi di colpa”, “autorealizzazione”, “fragilità” e simili. Si potrebbe dire che la questione delle dipendenze affettive è piuttosto recente, ha la sua genesi nella California degli anni ’70 dal bestseller della psicologa californiana Robin Norwood intitolato “Donne che amano troppo“. Ad onor del vero un fenomeno assolutamente sovrapponibile a quello delle DA venne descritto già dalla psicanalista Fenichel nel 1945 la quale introdusse il termine “amoredipendenti” che descriveva benissimo lo stato di quelle persone che necessitano dell’amore come altri necessitano compulsivamente del cibo, dell’alcool o della droga. Ma quale è la verità sulle Dipendenze Affettive? Cosa sono dal punto di vista psicologico? E, soprattutto, come si termina una dipendenza affettiva con il minimo dei danni?

Iniziamo con l’affermare che una dipendenza affettiva si crea quando due persone con specifici tratti di personalità si incontrano ed inizia una relazione nella quale il flusso dell’amore è a senso unico. Quindi non c’è un responsabile “cattivo” che genera disagio ad una controparte “buona” e fragile. E’ un incontro tra personalità che risultano disfunzionali se messe in rapporto tra loro. Come descrivere queste due personalità? Ci sarà sempre un soggetto con un disturbo narcisistico di personalità latente che, come una calamita, attirerà un altra persona che mostrerà una netta difficoltà a riconoscere i propri bisogni e la tendenza a subordinarli ai bisogni dell’altro, con un atteggiamento di base negativo verso il Sé, per cui verrà espresso un pensiero di basesimile a: “io sono cattivo, gli altri sono buoni, mi trattano male per colpa mia, devo cercare di accattivarmeli” (M. Selvini Palazzoni, S. Cirillo, M. Selvini, A. M. Sorrentino, 1998). Molto frequentemente il soggetto narcisistico può essere portatore a sua volta di altri tipi di dipendenza, come droghe, alcool, gioco d’azzardo, dipendenza dal sesso. La persona che svilupperà dipendenza da questo soggetto, ovviamente problematico almeno quanto il soggetto in apparenza più fragile ed indifeso, farà una cosa molto semplice: focalizzando tutte le sue attenzioni su di lui eviterà di fare i conti con le sue proprie aree problematiche di rabbia e di aggressività, ovvero starà paradossalmente utilizzando il narcisismo altrui per negare a se stesso l’esistenza del proprio lato oscuro. Infatti la caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei “dipendenti da amore” è la paura di cambiare. Non solo la relazione ma, soprattutto, loro stessi. Che confusione, eh?

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Che cosa rende quindi distruttiva questa situazione appena descritta? La trasformazione della co-dipendenza buona, quella che si definisce “appartenenza” ad una maligna e disfunzionale, quello che in psicoanalisi si definisce “bisogno anomalo“, la dipendenza appunto. L’appartenenza può esser considerata una dimensione relazionale che per anni i teorici della psichiatria e della psicologia hanno esplorato poco, confondendola, appunto, con la dipendenza: il pensiero più diffuso nelle decadi centrali del ‘900 era che l’essere umano, che viene al mondo completamente dipendente, potesse evolvere gradualmente verso l’indipendenza e l’autonomia grandiosa da tutto e tutti. Il modello ideale dell’adulto tendeva ad essere descritto come quello di una persona che basta a se stessa. Più modernamente la crescita di una persona andrebbe vista come l’evoluzione da una dipendenza ad un’altra: o, per meglio dire, da varie dipendenze sino ad approdare ad una appartenenza nella quale si può sviluppare una calorosa, salda e, soprattutto, scambievole relazione. Come si afferma spesso in psicologia: Un’amore autentico nasce dall’incontro fra due unità e non due metà.

 

La possibilità di terminare una relazione improntata sulla dipendenza affettiva passa da due punti di partenza fondamentali:

  1. La consapevolezza di entrambi i partners circa la problematicità del loro incontro, ovvero riconoscersi nettamente nei ruoli sopra descritti

  2. La possibilità di darsi comunicazione reciproca di queste due dolorose verità personali

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Tutto qui…per modo di dire: E’ un lavoro enorme!

da_2Sapete quale è il primo problema da affrontare? E’ lo stesso che si presenta a chi, per esempio, deve smettere di fumare: la sensazione intensa, struggente e profondissima di essere in procinto di perdere qualche cosa di fantastico che ci ha riempito la vita come niente altro più riuscirà a fare. Questo è ciò che prova il tabagista in cuor suo quando sta per smettere di fumare e la stessa cosa accade in ambedue i soggetti coinvolti da una dipendenza affettiva. Ciò che ci stà distruggendo viene investito di compassione infinità, addirittura di riconoscenza. Curioso vero? Se state sperimentando una dipendenza affettiva, o state provando a smettere di fumare :), sapete perfettamente di cosa sto parlando. Soluzione? Solo una: iniziare ad operare un lento, preciso e graduale smantellamento di tutti i “miti” di cui vi siete serviti per alimentare la speranza che le cose sarebbero prima o poi cambiate. Questo è un lavoro da veri coraggiosi, tant’è che è proprio per quest’opera di revisione delle nostre certezze che si chiede aiuto ad un terapeuta.

Lo scopo di questo articolo è semplice e concreto: darvi elementi per aumentare la vostra consapevolezza. Punto. Se avrete o meno la forza di procedere da soli non ve lo so dire. Di sicuro vi sono vicino e tengo per tutte e due le parti in gioco, la parte narcisista e quella dipendente, entità ambedue tormentate e fragili, che hanno avuto da una parte la fortuna di generare tante emozioni e dall’altra la sfortuna di scambiarla per amore.

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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