Fuggire dalla Bulimia tramite l’arte e l’accettazione della propria corporeità: il brillante esempio di Misty Copeland.

Tutti le dicevano: “Hai un corpo sbagliato per la danza…”. Già entrata nella storia per essere stata promossa nel giugno scorso prima ballerina del prestigioso American Ballet Theatre di New York, unica afroamericana ad aver ottenuto il ruolo di étoile negli oltre 75 anni di storia dell’illustre istituzione, Misty Copeland continua la sua opera di smantellamento delle barriere di razza, di classe e, soprattutto, di “forma fisica” che da sempre avvolgono la danza classica.

Sostenevano che non avesse i piedi giusti per stare sulle punte e che fosse eccessivamente muscolosa, con il seno troppo sviluppato e sexy. Poi, la discriminazione per il colore della pelle. Lei, però, non si è persa d’animo e il suo ‘american dream’ continua ad essere raccontato su riviste e quotidiani, da Vogue al New York Times. Per la prima volta, una ballerina afroamericana diventa addirittura “étoile”.

Professionista di indiscusso talento, donna di grande bellezza, ma anche incredibilmente lontana dai canoni ferrei del panorama classico, lei bassa, lei formosa, lei piena di muscoli. Nata in Missouri, si trasferì in California da piccolissima al seguito della madre, per metà italiana. Ogni nuovo matrimonio si tradusse in una nuova condizione economica e un nuovo trasferimento. Iniziò a ballare a 13 anni, e venne scoperta mentre danzava in un campo di basket.

Più volte le condizioni economiche precarie si misero in mezzo, tanto che Misty si trovò a un passo dal chiedere, ancora minorenne, l’indipendenza legale dalla madre e il contemporaneo affido alla famiglia della sua insegnante di danza di allora, Cynthia Bradley, e per 4 anni prima del suo ingresso all’American Ballet può permettersi di studiare grazie a una borsa di studio. Quando entrò a far parte del leggendario corpo di danza era l’unica ballerina afro-americana della compagnia di danza e lo sarebbe rimasta per i successivi undici anni.

Diventò solista nel 2007, e da allora tv e riviste non hanno più smesso di seguirne la vicenda e la storia.  Ad aprile 2015 finisce sulla copertina del Time fra le 100 persone più influenti dell’anno. A lei il merito, grazie alle sue interpretazioni, di avere fatto conoscere e apprezzare la danza classica al pubblico dei giovani americani che, sempre più numerosi, seguono con entusiasmo le sue performances, considerate alla stregua di eventi, come testimoniano gli oltre 500.000 followers di Instagram.

Non ha fatto segreto di un suo disturbo dell’alimentazione di tipo bulimico: l’aver accettato la sua fisicità è stata la chiave di volta per stare bene e diventare la stella che è.

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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