Curare il
Tabagismo
Il fumatore, in genere, deve usufruire di una valutazione
sia medica che psicologica e psichiatrica, talora con
l’esecuzione di alcuni esami di laboratorio e di
funzionalità respiratoria. In rapporto alle loro
caratteristiche deve essere stabilito un programma
farmacologico e psicologico per la disassuefazione ed il
mantenimento dell'astinenza da tabacco.
La valutazione medico-psichiatrica dovrebbe comprendere:
dati inerenti alle abitudini tabagiche, una anamnesi
completa, una visita medica generale, l’esecuzione della
misurazione del COespirato o il campionamentodelle urine
per il dosaggio della cotinina, la somministrazione del
test di Fagerstrom ed altri tests psicometrici, l’analisi
delle motivazioni a smettere, l’indagine su precedenti o
attuali commorbilità nell’area delle dipendenze da sostanze
stupefacenti,alcolismo,disturbi del
comportamentoalimentare,disturbi psichiatrici (ansia e
depressione in particolare), verifica delle risorse di
self-efficacy ed autostima, Collocazione nell’ambitodelle
fasi del percorso di cambiamento, eventuale approfondimento
tramite somministrazione di altri test (SCID;MMPI,MAC/T
etc…). Si può quindi affermare che più è accurata la
procedura diagnostica psico-fisica globale e più sarà
probabile instaurare una terapia integrata (farmacologica,
psicoterapica e comportamentale) della dipendenza da
tabacco.
L'approccio
terapeutico integrato
Con
questo termine si può intendere che il terapeuta che prende
in cura il paziente si occupi sia degli aspetti
psicoterapici e delle strategie comportamentali, sia degli
aspetti medico-psichiatrici e delle relative terapie
farmacologiche. E' questa una presa in cura del paziente
sempre più diffusa in ambito medico e psicologico data la
maggiore facilità di poter stringere una buona alleanza
terapeutica con un professionista piuttosto che con 2 o 3
altre figure professionali che dialogano tra loro.
L'intervento
psicoterapico e
comportamentale
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Le terapie
Farmacologiche
Sono l'altra
faccia della medaglia della terapia integrata della
dipendenza dal tabacco. I farmaci (quelli documentati dalla
letteratura scientifica internazionale) sono la risorsa per
evitare di dover affrontare la difficile fase
dell'astinenza fisica che può durare da pochi giorni fino
ad alcune settimane. Inoltre non è infrequente che
l'astinenza dal fumo slatentizzi disturbi psichiatrici, in
genere di lieve entità (es. ansia, insonnia, moderate
sindromi depressive), che vanno, in ogni caso, affrontati e
curati per prevenire le ricadute. Ecco un piccolo riassunto
dei farmaci più comunemente usati nella terapia del
tabagismo:
SOSTITUTI NICOTINICI
Sono state pubblicate recentemente diverse meta-analisi che
valutano l’efficacia della terapia sostitutiva con nicotina
(cerotti,chewing-gum,inalatore o spray nasale) (8-11).Il
cerotto alla nicotina, attualmente il più usato negli USA,
fornisce il tasso di interruzione di 2 o 3 volte rispetto
al cerotto con placebo (11). La terapia sostitutiva con
nicotina utilizzata da sola, a seconda dei vari studi e dei
dosaggi di nicotina usati, ha ottenuto risultati di
astensione statisticamente significativi a 6 mesi
(12,5%-33,6%) e a 1 anno (27,5%). Altri Autori invece, come
Fiore (7, 20) e Kozak (29, 30) hanno evidenziato che
interventi comportamentali come una breve azione di
“counselling”,singola o di gruppo, combinati alla terapia
nicotinica sostitutiva aumentano il successo di tale
trattamento rispetto a quello conseguito con la sola
terapia sostitutiva nicotinica; va comunque
specificato che il cerotto,anche in assenza di questi
interventi comportamentali, si è rivelato più efficace
della gomma da masticare. A nostro parere il test di
Fagerström dovrebbe guidare, in base al grado di dipendenza
nicotinica,il dosaggio nicotinico transdermico iniziale e
l'utilizzo del cerotto da 16 o 24 ore. In linea di massima
per i forti fumatori, con un elevato craving mattutino,si
consiglia il cerotto da 24 ore.
BUPROPIONE
E' un antidepressivo che risulta efficace nella
disassuefazione dal fumo. Il farmaco è dotato di proprietà
specifiche, o agisce sullo stato ansioso del fumatore? In
ogni caso, gli aspetti psicologici del tabagismo sono stati
finora trascurati: meritano forse una maggiore attenzione
se si vogliono ottenere lunghe astensioni o, meglio,
interruzioni definitive.
Per molti anni si è cercato di sostenere la forza di
volontà di chi voleva smettere di fumare in vari modi,
spesso non convalidati da prove scientifiche di efficacia.
Ipnosi, agopuntura, terapie di gruppo, per citarne solo
alcuni, non si sono infatti mai dimostrati così persuasivi
come sostenuto dai loro cultori. La comparsa di prodotti a
base di nicotina in diverse formulazioni (compresse,
cerotti, spray nasali) ha permesso di raccogliere i primi
dati di efficacia metodologicamente attendibili, benché non
entusiasmanti. Se a 2-3 mesi dall'inizio del trattamento
con nicotina il 25 per cento dei fumatori raggiunge
l'astinenza, non più del 5-10 per cento riesce a restare
lontano dalle sigarette per oltre un anno. Lo spray nasale
di nicotina, impiegato in concomitanza con la terapia
transdermica nei momenti critici, può solo attenuare i
sintomi da astinenza a lungo termine (1). Gli aspetti
psicologici della questione, e in particolare il rapporto
tra fumo e depressione, sembrano però aprire nuovi spazi
all'intervento farmacologico (2).
MODALITA' D'AZIONE Il bupropione è un antidepressivo non
triciclico, proposto per la disassuefazione dal fumo.
Esso
agisce inibendo l'uptake neuronale della noradrenalina e
della dopamina, ma le caratteristiche farmacologiche note
non depongono per una specifica attività nella
disassuefazione. Le compresse a rilascio controllato sono
state introdotte da pochi anni negli Stati Uniti e rendono
sufficienti due sole somministrazioni nelle 24 ore.
Prima ai camici bianchi
Anche in Italia è in corso la sperimentazione del
bupropione avviata presso alcuni centri europei e
l'ospedale di Pisa è in prima linea. Vi si attua una
sperimentazione originale: i volontari che assumono il
farmaco sono medici e paramedici che consumano regolarmente
almeno dieci sigarette al giorno. In queste categorie,
infatti, il tabagismo è molto diffuso, nonostante la
peculiarità della professione e la consapevolezza
dell'effetto diseducativo nei confronti dei pazienti.
Finora sono entrate nello studio circa trenta persone. La
conferma dell'efficacia dell'antidepressivo sarebbe
essenziale per un gran numero di fumatori che intendono
recedere dall'abitudine inveterata: si stima che in un anno
riesca a smettere di fumare, senza l'aiuto di sostanze
farmacologiche, solo il tre per cento degli intenzionati.
STUDI CLINICI Sono due gli studi clinici relativi al
bupropione, adeguati per qualità e casistica. Il primo ne
documenta la superiorità rispetto al placebo (23 per cento
rispetto al 12 per cento di astinenza a 12 mesi) (3). Il
secondo confronta il solo bupropione (300 mg die
somministrato a 244 soggetti) e un cerotto di nicotina (21
mg die a un egual numero di persone), quindi l'associazione
dei due trattamenti (a 245 persone) o il placebo (a 160
fumatori) (4). Il campione di popolazione è stato
selezionato tra soggetti adulti, fumatori, apparentemente
sani, con esclusione di donne in gravidanza. I farmaci sono
stati somministrati per nove settimane con riduzione del
dosaggio della nicotina durante le ultime due. La
percentuale di soggetti astinenti dal fumo è stata
controllata anche con il dosaggio del monossido di carbonio
nell'aria espirata ed è stata valutata a 6 e a 12 mesi
dall'inizio del trattamento. Le variazioni del peso
corporeo e la sintomatologia depressiva sono stati gli
altri due parametri valutati nel follow up. Al termine del
periodo di studio, sia tra i soggetti randomizzati al
placebo sia tra coloro che hanno usato il cerotto alla
nicotina, le astinenze prolungate hanno sfiorato il 16 per
cento. Oltre il 30 per cento di sospensioni è stato
riscontrato invece nel gruppo trattato con bupropione e,
infine, l'assunzione di entrambi i farmaci ha permesso di
raggiungere il 35,5 per cento di astensione persistente dal
fumo.
L'incremento ponderale tra i soggetti del gruppo
placebo è stato di poco superiore (2,1 Kg contro,
rispettivamente, 1,6; 1,7; 1,1). La sintomatologia
depressiva, valutata con la scala di Beck, è risultata
sovrapponibile in tutti e quattro i gruppi, prima e dopo il
trattamento.
EFFETTI AVVERSI Gli effetti collaterali sono registrati nel
10 per cento dei casi. Tra questi vi è l'insonnia nel 47
per cento dei soggetti nel gruppo bupropione e nicotina,
nel 42 per cento nel gruppo solo bupropione, nel 30 per
cento nel gruppo nicotina e nel 19 per cento nel gruppo
placebo. Ansietà, capogiri e nausea ricorrono più spesso
dopo assunzione di bupropione, mentre reazioni allergiche
da contatto e incubi notturni dopo assunzione di
nicotina.
Tra le reazioni gravi vanno segnalati tre episodi
di reazione dermatologica o allergica attribuiti al
bupropione, uno dei quali associato a dispnea e a
costrizione precordiale.
CONCLUSIONI Il ruolo del bupropione nel favorire e nel
mantenere l'astensione dal fumo sembra essere assodato.
Meno chiaro è se questo farmaco agisca solo attraverso il
controllo della depressione o se abbia qualche specificità
di azione nei confronti dell'astinenza da nicotina.
Nello
studio illustrato i punteggi per la depressione non si sono
modificati nel corso della terapia, favorendo così la
seconda ipotesi.
D'altro canto esistono dati a favore di
un'efficacia della nortriptilina che, se confermati,
rimanderebbero i risultati del bupropione a un generico
effetto antidepressivo (2). In tal caso la scelta del
trattamento di elezione dovrebbe derivare da una
valutazione attenta del profilo di beneficio e rischio e di
beneficio e costo.
Qualunque sarà l'evoluzione delle
conoscenze, resta come dato importante l'attenzione per un
elemento, quello della depressione, che è verosimilmente
destinato a pesare nelle future strategie di approccio ai
fumatori che desiderano smettere.
VARENCICLINA
L'EMEA ha dato il via libera all'immissione in commercio
della vareniclina, la nuova molecola per la disassuefazione
da fumo negli adulti. L'approvazione europea segue di
qualche settimana l'immissione in commercio negli Stati
Uniti. L’approvazione del nuovo farmaco è giunta in
via prioritaria perché, secondo la FDA, il nuovo ritrovato
rappresenta un potenziale bene per la salute dell’umanità.
La Pfizer ritiene che il Champix possa aiutare 1 fumatore
su 5 a smettere di fumare nel giro di un anno, il farmaco
dalle grandi premesse agisce annullando il piacere della
sigaretta e riducendo i sintomi dell’astinenza da nicotina,
rendendo dunque più semplice il distacco dal vizio.
La
vareniclina agisce alleviando la sintomatologia da
astinenza e riducendo il senso di soddisfazione associato
alla sigaretta, in quanto agisce sui recettori della
nicotina. Le persone che fumano acquisiscono una
dipendenza dalla nicotina, una sostanza chimica contenuta
nel tabacco. La nicotina agisce sul sistema nervoso, dove
si lega ai recettori e scatena il rilascio di un
trasmettitore chimico, la dopamina, che gioca un importante
ruolo di "messaggero" del piacere. La vareniclina, può
legarsi ad alcuni di questi recettori. Legandosi agisce in
due modi: da un lato, svolge una funzione analoga alla
nicotina (parziale attività agonista), contribuendo in tal
modo ad alleviare i sintomi del desiderio compulsivo,
e dall’altro lato ostacola il legame nicotinico (attività
antagonista), sostituendosi alla nicotina e riducendo gli
effetti del piacere legato al fumo.
L'approvazione di
questo farmaco si basa su studi clinici in cui sono stati
coinvolti più di 4.000 fumatori. Mediamente, i fumatori
avevano fumato 21 sigarette al giorno per circa 25 anni. I
due studi principali sull’efficacia di varenciclina nella
cessazione dell’abitudine al fumo hanno coinvolto 2.052
pazienti (età media: 43 anni), che sono stati sottoposti a
uno dei seguenti tre trattamenti per 12 settimane:
varenciclina, bupropione (un altro farmaco privo di
nicotina utilizzato per smettere di fumare) o placebo
(sostanza fittizia). I pazienti sono stati quindi tenuti
sotto controllo per altre 40 settimane, per registrare
eventuali ricadute. Il criterio principale scelto per
misurare l’efficacia è stato il numero di pazienti che si
erano completamente astenuti dal fumo per 4 settimane (tra
la 9a e la 12a settimana di studio), un dato questo
comprovato da test di laboratorio dell’aria espirata volti
a individuare la presenza di fumo. In entrambi gli studi
varenciclina è risultata più efficace del bupropione o del
placebo nell’aiutare i pazienti a smettere di fumare. La
percentuale di pazienti che si sono completamente astenuti
dal fumo nel corso della 9a-12a settimana è stata del 44%
con varenciclina, del 30% con bupropione e del 18% con
placebo. Il numero di pazienti che ha continuato a non
fumare dopo il trattamento con varenciclina è superiore ai
soggetti appartenenti al gruppo trattato con placebo: a 40
settimane di distanza dal termine del trattamento, la
percentuale di pazienti senza ricadute è stata del 23% tra
coloro che avevano assunto varenciclina e del 9% tra coloro
che avevano assunto un placebo. Nel gruppo dei soggetti
trattati con bupropione è stata invece del 16%. Nel corso
degli studi, vareniclina è stata generalmente ben
tollerata, con tassi globali di interruzione del
trattamento simili a quelli registrati con placebo.
L’interruzione del trattamento a causa di eventi avversi è
stata del 15.9% per il Bupropione, del 14.3-11.2% per la
Vareniclina e del 9.8% per il placebo.
Il farmaco deve
essere usato da pazienti motivati a smettere di fumare e
che ricevono una consulenza aggiuntiva e di supporto. Il
paziente deve innanzitutto stabilire una data per smettere
di fumare. Il trattamento con varenciclina deve iniziare
1-2 settimane prima di questa data. Il paziente assume una
compressa da 0,5 mg al giorno per 3 giorni, quindi una
compressa da 0,5 mg due volte al giorno per altri 4 giorni.
Da questo momento e fino alla fine del trattamento (12
settimane) il paziente assume una compressa da 1 mg due
volte al giorno. All'inizio del trattamento viene fornita
una particolare confezione, comprensiva delle quantità
corrette di entrambe le dosi di compresse. Dopo 12
settimane di trattamento, se il paziente ha smesso di
fumare, il medico può decidere di continuare il trattamento
per un ulteriore ciclo di 12 settimane. Negli studi clinici
gli effetti avversi più frequentemente riferiti sono stati
nausea, mal di testa, vomito, flatulenza, insonnia e
alterazioni del senso del gusto.
Il timore di aumentare di
peso induce molti pazienti dipendenti da tabacco a
desistere dal tentativo di smettere di fumare, e l'aumento
ponderale successivo alla sospensione del fumo è una delle
maggiori cause di recidiva. Diversamente dal buproprione e
dalla maggior parte dei preparati a base di nicotina, la
vareniciclina non riduce l'aumento ponderale comunemente
osservato dopo la sospensione del fumo. Nei pazienti che
hanno smesso di fumare dopo un trattamento di 12 settimane,
l'aumento ponderale è stato di circa 2.6kg con placebo,
2.2Kg con vareniciclina e di 1.5Kg con buproprione.
La
vareniciclina sembra essere moderatamente efficace
nell'aumentare la percentuale di cessazione dell'abitudine
al fumo. Essa è più efficace de bupropione per questa
indicazione, ma non riduce l'aumento ponderale
successivo alla sospensione del fumo, come si verifica
invece con il buproprione.