Sono sempre più robuste le prove a favore della tesi che l’integrazione di probiotici (definibili come psicobiotici) nella dieta possa favorire la guarigione da disturbi depressivi e di ansia, sebbene più studi randomizzati in doppio cieco siano necessari a sostegno di questa rivoluzionaria ipotesi.

Si riportano i risultati di una interessante review sistematica attuata da Caroline J. K. Wallace e da Roumen Milev dal titolo The effects of probiotics on depressive symptoms in humans: a systematic review.

Il disturbo depressivo maggiore è un complesso disturbo psichiatrico, ad oggi di eziologia ancora sconosciuta sebbene molte ipotesi sono state fatte, con una prevalenza lifetime che raggiunge il 20% della popolazione generale; la depressione viene considerata la prima causa di disfunzionalità nei soggetti tra i 14 e i 44 anni di età, precedendo altre condizioni patologiche come le malattie cardiovascolari ed i tumori.

L’influenza del microbiota, la cosiddetta “flora batterica intestinale” sul cervello umano e sul comportamento sono oggetto di studi da molti anni ed è ormai dato come assodato sia nel modello animale che nell’uomo. Al riguardo della Psicobiotica, la disciplina appartenente alle neuroscienze che studia il rapporto intestino-cervello, ho già riportato molto materiale che vi invito a consultare.

In termini di neurotrasmissione, molti studi sul modello animale hanno dimostrato che l’utilizzo di probiotici previene le alterazioni di molti ormoni indotte dallo stress: ormone adrenocorticotropo, cortisolo, corticosterone, adrenalina, noradrenalina. La riduzione di questi markers di stress, influenza positivamente l’asse hypothalamic–pituitary–adrenal (HPA), alterato nei pazienti depressi.

L’utilizzo di probiotici è anche correlato ad una maggiore espressione di fattore neurotrofico (BDNF), negativamente alterato nei pazienti depressi. Inoltre, durante l’integrazione alimentare con probiotici, si assiste ad un innalzamento dei livelli ematici di triptofano e di un metabolita della serotonina, il 5-hydroxyindoleacetic acid (5-HIAA), strutturalmente molto simile all’antidepressivo citalopram.

Infine il consumo di probiotici, sia nel modello animale che in quello umano, è associato ad una diminuzione dei livelli delle citochine infiammatorie interleukin-1-beta (IL-1β), interleukin-6 (IL-6) e del tumor necrosis factor-alpha (TNFα), anch’essi alterati in corso di malattia depressiva, secondo il modello eziologico infiammatorio della Depressione Maggiore.

Le strategie di ricerca di questa interessantissima review hanno fatto uso del sistema PRISMA (preferred reporting items for systematic reviews and meta-analyses), usando key words quali: depression, mood disorder, emotions, probiotics, LactobacillusBifidobacterium, and gut–brain axis. La qualità dei clinical trials valutati ha fatto uso della Jadad Scale.

Dai risultati della review si evince che il probiotico più usato negli studi è il Lactobacillus caseie che la media del trattamento con probiotici variava dalle 3 settimane ai 6 mesi. Gli effetti sull’umore, sullo stress e l’ansia e sulle dimensioni cognitive dei pazienti depressi ha mostrato risultati, in generale, positivi suggerendo la possibilità che i probiotici possano essere un’opportunità molto interessante di futura terapia, alternativa o integrativa, nella Depressione Maggiore, nonostante ulteriori studi randomizzati in doppio cieco siano necessari.

 

Valutate lo studio completo al seguente link:

Caroline J. K. Wallace, Roumen Milev The effects of probiotics on depressive symptoms in humans: a systematic review Ann Gen Psychiatry. 2017; 16: 14. Published online 2017 Feb 20. doi:  10.1186/s12991-017-0138-2

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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