Che cosa è davvero l’ISIS? Un gruppo di persone? Un’ideologia? Un sentimento di morte veicolato tramite il Corano?

Oppure non c’è nessuno in particolare e potenzialmente ogni persona del mondo può subire una suggestione di morte e farsi “soldato” dell’ISIS?

Una piccola premessa: se pensate di chiarirvi le idee leggendo questo articolo lasciate perdere. Ve le complicherà. Quello che scrivo, sull’onda dell’emozione e della rabbia per quanto accaduto a Nizza il 14 Luglio 2016, è il mio tentativo di rimanere ancorato ad un brandello di razionalità eliminando drasticamente le semplificazioni mediatiche per entrare a testa bassa nel campo della complessità.

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D’altra parte è forse il caso di iniziare a pensare che il fenomeno delle “Stragi nel nome dell’ISIS” sia un fenomeno complesso e non semplicemente una conseguenza di un’ideologia, quella dell’estremismo islamico. Perchè il Mondo non è fatto solo di cose semplici… Sarebbe bello pensare che ci sia l’ISIS, una organizzazione in stile Spectre di 007, con due o tre capi spirituali, ed una serie di soldati infiltrati nelle nostre nazioni democratiche che attendono ordini per uccidere, farsi esplodere, abbattere grattacieli, guidare furgoni in stile commando omicida…

La mia ipotesi è questa: la questione delle “Stragi nel nome dell’ISIS” non è solo una questione di estremismo islamico, sebbene una forte ideologia direttamente derivata dal Corano sia senz’altro presente dietro a questi avvenimenti, ma è in realtà anche un reale problema di Salute Mentale. O meglio una complessa interazione tra il Disagio Psichico di alcune persone e l’attuale stato di Salute del Mondo.

Quando si parla di Malattia Mentale, volendoci riferire alle teorie freudiane, bisogna sempre andare a cercare il trauma che sta dietro e che genera i sintomi della malattia. Quale è, quindi, il reale elemento traumatico che sta alla base del disagio attuale del mondo? Io penso che sia la velocità con la quale stanno cambiando le cose sul nostro pianeta.

Mi spiego meglio a partire da un esempio. E’ senza dubbio vero che il mondo è destinato a divenire una enorme miscela di razze e di culture. Succederà ed è giusto. Ma quello che sta accadendo negli ultimi 100 anni è un cambiamento completamente al di fuori dei tempi fisiologici del pianeta. La trasmissione delle informazioni e la possibilità di muoverci sul pianeta hanno subito un’accelerazione strabiliante. In conseguenza di questa accelerazione, negli ultimi 20 anni, stiamo assistendo a spostamenti di enormi masse umane le quali, grazie all’influsso dei media, hanno scoperto che ci sono parti del pianeta dove la gente vive molto meglio e, ovviamente, proprio la voglio andare. Quello che sta accadendo in questi ultimi anni non è semplicemente una migrazione: io ritengo che sui libri di storia che verranno scritti tra 50 o 60 anni si riferiranno agli anni in cui noi viviamo come il periodo nel quale è avvenuto un enorme Esodo di proporzioni bibliche. E noi non ce ne stiamo rendendo minimamente conto.

L’accelerazione nei sistemi di informazione e nella possibilità di movimento degli esseri umani sta producendo delle conseguenze che si osservano sempre quando i tempi fisiologici di cambiamento della natura vengono forzati. Nel caso dell’uomo le conseguenze sono intimamente connesse ad angosce di prevaricazione dei reciproci sistemi culturali, dei modelli di vita e della visione del mondo.

Ritornando alla strage di Nizza, io mi chiedo: Mohamed Lahoujaiej Bouhlel, l’attentatore che guidava il camion, era davvero un membro dell’ISIS oppure pensava di essere un membro dell’ISIS? La distinzione è tutt’altro che sottile…

Spesso, quando ci riferiamo alle stragi nelle quali si intravvede una matrice di estremismo islamico, tendiamo a fare di tutta l’erba un fascio: 11 Settembre, Parigi, Giacarta, Orlando, Nizza, Charlie Hebdo, Turchia sono tutte situazioni molto diverse a mio parere. In particolare a Nizza la sensazione è che Mohamed Lahoujaiej Bouhlel non sia mai entrato in contatto diretto con i campi di addestramento dell’ISIS o con i capi spirituali del Califfato. La sua azione, sebbene terribilmente efficace sul piano delle vittime, non può essere minimamente paragonata a certe azioni di raffinata guerriglia (vedi Parigi) o di attentati scientificamente organizzati (vedi Torri Gemelle a New York) ai quali abbiamo purtroppo assistito in questi anni 2000. Inoltre, assistendo ai numerosi dibattiti, in tv, sui giornali o sul web, al riguardo non ho potuto non notare un certo spaesamento, un atteggiamento rarefatto ed in parte dubbioso quando è arrivata la rivendicazione dell’attentato dall’agenzia di stampa Amaq che diceva una cosa un pochino curiosa:

“Mohamed Lahouaiej Bouhlel è uno dei soldati dello Stato islamico, e ha risposto agli appelli che incitavano a colpire i cittadini dei paesi della coalizione “

Sinceramente sembra quasi che l’ISIS non conoscesse neppure il suo “soldato” e che, come a mio parere è accaduto altre volte, si voglia prendere il “merito” di un’azione fatta da un pazzo nel loro nome. Chi parla della strage di Nizza si limita a sussurrare la matrice islamica, si riferisce genericamente e paranoicalmente a “loro” senza neanche nominare l’ISIS. Davvero io penso che il guidatore del camion che ha ucciso tutta quella gente a Nizza fosse un pazzo che cercava un motivo di qualche rilievo per esercitare della violenza e che quindi non fosse dell’ISIS ma pensasse davvero di esserlo.

Il problema che si delinea all’orizzonte è davvero di Salute Mentale, o per meglio dire di complessa interazione tra Disagio Mentale di alcune persone e stato di salute del Mondo. Mohamed Lahoujaiej Bouhlel, da quello che sembra, era una persona figlia di una netta deriva sociale, ignorante, con alcuni “atti di violenza” e piccoli crimini alle spalle, non certo un teorico dell’islamismo, o un agente con addestramento e competenze specifiche. Sembra possibile immaginarsi che fosse un potenziale paziente di un Centro di Salute Mentale che era in cerca di dare un nome al disagio, alla cattiveria ed alla rabbia che aveva nella mente, ed ecco che la causa dell’ISIS si è mostrata a lui. Quale migliore alibi per esercitare violenza per un paranoico di origini islamiche?

Ovviamente questo scenario, tutt’altro che improbabile, è figlio di un’integrazione che ancora non c’è perchè avvenuta troppo velocemente e mediante dimensioni di violenza e razzismo, in Francia come negli Stati Uniti, come sta accadendo anche in Italia. E’ tutto troppo veloce, ed i gruppi in gioco che si scontrano (o che si sono scontrati in passato) sviluppano paranoie reciproche più o meno direttamente espresse e, come sappiamo dalla psicoanalisi, quello che non si dice si agisce.

Per queste ragioni io penso che il modello dell’ISIS che ci viene proposto in stile Spectre di 007, ovvero di associazione ideologicamente e tecnologicamente organizzata, non sia veritiero e non ci aiuterà a risolvere il problema.

D’altra parte queste stragi nel nome del Corano stanno iniziando ad essere strumentalizzate in maniera davvero pericolosa. In questo periodo l’Europa sembra necessitare di un nemico per le stesse ragioni per le quali l’America degli anni ’50 e ’60 necessitava dei Russi durante la Guerra Fredda: l’Europa, come unità sovranazionale, non sembra reggere. I tempi non sembrano essere ancora maturi per diventare gli Stati Uniti d’Europa. Brexit, difficoltà nell’accettare la moneta unica, differenti culture necessitano di essere compattate. Wilfred Bion, famoso psicoanalista esperto di fenomeni di gruppo, sosteneva che il miglior modo per ricompattare un gruppo che sta disgregandosi sia quello di fornirgli un persecutore esterno. E questo è ciò che sta avvenendo.

Io non riesco a comprendere bene cosa stia succedendo nel mondo occidentale, non sto capendo cosa sia l’ISIS e cosa davvero rappresenti. So che è sempre più difficile assistere a queste stragi che solo superficialmente sembrano fatte nel nome del Corano mentre qualche cosa di più profondo e complesso si sta delineando. D’altra parte so anche che per superare questo clima di paranoia e morte bisogna per prima cosa capire chi o cosa sia davvero il nostro nemico e poi tentare di sconfiggerlo. Semplificare, odiare, urlare, lanciare invettive, proporre soluzioni populistiche e d’effetto non impedirà minimamente che nuove stragi si possano ripetere.

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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