Disastri, Maremoti, Terremoti, Meteore, Previsioni nefaste e, udite udite, anche (quasi) la Fine del Mondo: questi ultimi sono stati gli anni delle previsioni nefaste.

Per nulla si è esaurita, con il passare dell fatidico anno 2000, la passione a diffondere notizie circa imminenti sciagure, terremoti, maremoti e, durante alcuni climax di megalomanico pessimismo, la fine del mondo. 2012 a parte, si sono moltiplicate a livello mediatico ipotesi pseudoscientifiche su cataclismi locali, nazionali e mondiali. In Italia l’ormai “classico” programma televisivo “Voyager“, molto in voga pochi anni or sono, del tristo e credulone Roberto Giacobbo stracciò completamente il bellissimo Quark dell’illuminato Piero Angela 10 a 0.

L’amore per la bellezza del reale viene sempre battuto dalla passione per la fuga dalla realtà, che è meravigliosa se incarnata nell’arte ma pericolosissima se “cammuffata” da scienza. Inquietanti, in tal senso, erano, e sono ancora, le allusioni ad una possibile prevedibilità di eventi aleatori geofisici, mettendo le basi per improbabili “teorie del complotto”.

Questo, a mio parere, accade per alcune ragioni. Inizierei dicendo che nel nostro immaginario ogni cambiamento nefasto del nostro piccolo mondo si sviluppa sempre per “crisi” ovvero in maniera istantanea e mai diluita nel tempo, in maniera catastrofica appunto. Probabilmente noi tendiamo a vedere il mondo così. È verosimile che ciò dipenda dal fatto che estendiamo, per inconsapevole analogia, l’esperienza personale della certezza della nostra “apocalisse“, ovvero della morte del nostro corpo, al mondo intero. Nessuno di noi vede nel passare della vita il preambolo alla morte e si immagina quel momento come imprevedibile, fatale ed istantaneo. In sostanza, per usare una allegoria, temiamo di morire di cancro dopo l’esplosione di una centrale nucleare ma nel mentre fumiamo 20 sigarette al giorno. Bizzarre manifestazioni dell’istinto di morte. Così tipico, così umano…

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Veniamo tranquillizzati, di fatto, dall’incombere, autentico od immaginato, di tragedie “esplosive” ed apocalittiche che vorremmo prevedere spulciando nella mitologia della storia umana (Maya, Egizi, Atlantide), con quell’adolescenziale istinto a controllare la nostra morte mentre di fatto la stiamo definendo in maniera quotidiana con lo spostamento della nostra attenzione da quei concreti disastri che avvengono per “stillicidio” o per reiterazione nel corso degli anni o dei decenni di comportamenti micro-dannosi sganciati dalla logica.

Il danno al nostro mondo avviene, all’incirca, allo stesso modo in cui la nostra psiche si danneggia: raramente è il grande trauma a comportare una “catastrofe” psichica, più spesso sono le quotidiane e reiterate distorsioni relazionali che passano quasi inosservate nel corso degli anni. Tra parentesi non vi sono solo catastrofi geofisiche che possono porre fine al mondo come noi lo viviamo oggi. Vi sono catastrofi economiche, culturali e sociali che incombono e che sono più frequenti. Non mi risulta vi siano divulgazioni per il grande pubblico al riguardo. Dedicarci a prevedere quando un asteroide colpirà il nostro pianeta o sapere se nel 2012 avverrà la fine del mondo sarà una delle ragioni della nostra fatale ed umana distrazione nei confronti della realtà.

 
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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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