Tempo o Denaro…

Questa semplice e micidiale domanda è emersa in uno scambio di pensieri online tra me ed una mia amica/collega.

A mio parere la caratteristica delle “belle domande” è quella di possedere in superficie, un aspetto lineare, morbido ed accogliente, per poi nascondere, poco sotto, un nucleo interpretabile, caotico e bastardo.

Innanzitutto penso che di fatto sia vero che elargiamo più facilmente tempo che denaro agli altri. Forse ci sono alcuni casi particolari derivanti da distorsioni relazionali tipicamente presenti tra genitori e figli, o tra mogli e mariti. Ma in generale, nella quotidianità, è più facile che regaliamo 10 minuti della nostra vita che 50€ a chicchessia.

Ragionando sulle differenze di valore che possiamo attribuire al tempo ed al denaro, la prima cosa che mi viene alla mente è quanto famigliare, quotidiano e pratico sia il denaro, nella sua gestione e nella sua valutazione, e, al contrario, quanto metafisico e distante da noi sia il concetto di tempo nel momento in cui usciamo dalla sua semplice funzione di elemento di riferimento per l’inizio ed il termine di eventi quotidiani umani (lavoro, cena, partita di calcio, vacanze).

Inoltre del nostro tempo non possiamo averne un estratto conto, ne un saldo; solo i Ciclopi della mitologia classica avevano la consapevolezza del quando, del dove e del perchè sarebbero morti. Questo condizione di incertezza, se da un lato fa perdere di valore la risorsa tempo nella quotidianità, dall’altra ci preserva da una ossessiva attenzione sul come capitalizzare efficacemente la nostra personale quota di permanenza nella realtà dell’Universo e ci fa addirittura allucinare che ne possiamo essere, in misura più o meno grande a seconda del nostro stato affettivo, gestori ed amministratori efficaci.

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Infatti nel quotidiano poche persone  hanno l’esigenza profonda ed il coraggio di essere consapevoli della limitatezza della nostra vita, per quel che riguarda la sua dimensione temporale, quanto meno se paragonata alle dimensioni affrontate dalla filosofia, dalla storia o dalle cosmogonie.

Il nostro semplice personale desiderio di essere, di perdurare, sempre che non siano presenti patologie psichiche, è incompatibile con qualsiasi realistica previsione di vita personale. Di conseguenza il fattore tempo si presta particolarmente ad essere valutato per eccesso, o addirittura ad essere allucinato come una dimensione inesauribile, processato quindi secondo l’istanza psichica del diniego.

Infine c’è un ultimo angosciante elemento da affrontare che è la diversa materia di cui sono costituiti il tempo ed il denaro. Il denaro è una entità che per essere persa, investita o risparmiata implica un gesto fisico di qualche genere (anche se sempre di più stiamo perdendone la gestione diretta di questo elemento di volontà poichè sempre più il denaro diverrà impalpabile).

Il nostro tempo (che non è IL Tempo!), per sua natura, è un flusso costante, una preziosissima materia liquida metafisica che fuoriesce da un serbatoio personale del quale non conosciamo la capacità, sempre in perdita sia che ne faremo un buon uso o meno, talmente ontologicamente importante che nessuna umana attività sembra essere degna di essere vitalizzata e sostenuta da lui, se non l’amare ed il conoscere.

Purtroppo sia il donare amore che il perseguire la conoscenza risultano essere attività estremamente limitate nelle nostre quotidianità banali, irrazionali e disperse.

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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