Poter essere invisibili, non coincide affatto con l’essere trasparenti. È perlopiù una questione di attitudine e di pratica quotidiana, e con il tempo chiunque può imparare a essere un “non visibile”. Avremo bisogno, come vedremo dopo, di un solo ingrediente.

Gli esseri umani che vogliono dedicarsi seriamente alla ricerca dell’invisibilità sono solitari e scontrosi da non crederci, mai riconciliati con loro stessi, ritratti viventi della fatica di vivere. Il vero primo reagente della formula è un bisogno di contatto che non potrà mai essere soddisfatto nei modi che loro sognano. Spiegava il Maestro Michelangelo Antonioni in una sua famosa intervista: “Vi sono alienazioni di tipo freudiano, marxiano, hegeliano, quotidiano…”Quella dei candidati all’invisibilità è, quindi, una nevrosi classica, che si declina nella normale esistenza, giorno dopo giorno, che può nascere da smania di affetto, disamore, insoddisfazione e da crisi di adattamento. In ogni caso il primo e unico ingrediente per l’invisibilità è l’autentico desiderio di esserlo. Sembra incredibile ma è così: se lo desideri accade. E se non succede vuole semplicemente dire che ci troviamo davanti ad un desiderio incompleto, un’idea romantica che non è stata ancora coltivata abbastanza. Sul piano pratico, ovvero sulla magia di come ciò può accadere, concretamente, senza neppure rendercene conto, vediamo insieme quale è il processo.

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Di fatto ne si ingrassa e ne si dimagrisce, quasi sempre si diventa più silenziosi, il clamore e l’enfasi spontaneamente ci lasciano (e tutti ne abbiamo una nostra “dose personale”). Le  frasi dell’uomo invisibile divengono così precise e esaustive che nessuno ha bisogno più di specifiche o di ulteriori affaccendamenti linguistici. Si lavora e si interagisce talmente bene con una persona invisibile! E’ come un dente: non ci accorgiamo più di averlo se non ci fa più male. Vicino ad una persona invisibile, di fatto non si sente nulla nè di bello, nè di brutto. Solo se decidiamo di andare a “caccia” di esseri invisibili, a poco a poco, si percepisce quella loro atmosfera rarefatta, come l’aria di alta montagna, che ha le capacità di schiarire il nostro rozzo cervello da persone “visibili” ed illuminarne le idee. E ci chiediamo allora come abbiamo potuto non accorgerci di un simile prodigio per tutto questo tempo…

Il nome della persona invisibile, la sua identità è, ovviamente, sempre l’ultima cosa che veniamo a sapere. Ma anche quella ci stupirà, anche se ce ne dimenticheremo quasi subito…

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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