Anoressia Nervosa: tanta parole sparse sul web, ma le informazioni essenziali quali sono?

Vorrei fornire alcune notizie cliniche il più precise e sintetiche possibili, ma anche fruibili per i non addetti ai lavori, su questo disturbo, vista la grande quantità di spiegazioni “parziali” o, sul versante opposto, troppo prolisse, a volte erronee, spesso incomprensibili per molte persone, che ho trovato online e su quotidiani vari.

Secondo la letteratura psichiatrica sull’argomento, per “anoressia nervosa” si intende un disturbo in cui il paziente si rifiuta di mantenere un peso corporeo entro dei limiti inferiori giudicati normali secondo le normali convenzioni nutrizionali.

A caratterizzare questo problema medico sono anche l’intensa paura di aumentare di peso e da un’interpretazione errata del proprio corpo e della propria forma. La frequenza di questo disturbo è fino a 10-20 volte più frequente nelle femmine che nei maschi ed è tipico della adolescenza o della prima età adulta. In Italia sono almeno 3 milioni le persone tra i 13 e i 35 anni che soffrono di disturbi alimentari, è l’anoressia è la più rappresentata.

L’anoressia nervosa è un disturbo che è stato osservato sempre più di frequentemente negli ultimi decenni, ma non è chiaro se sia in netto aumento, seppure le persone affette trovino sostegno nelle loro inflessibili pratiche di controllo nell’enfasi posta dalla società sulla magrezza, sull’essercizio fisico e sulla richiesta di prestazioni sempre più elevate sul lavoro e nella vita.

Il termine “anoressia”, che letteralmente significa “perdita dell’appetito”, è errato perché la perdita dell’appetito è di solito rara fino alle fasi più tardive della malattia. Una prova che le pazienti pensano moltissimo al cibo è la loro passione per le ricette e la preparazione di pasti per gli altri.

Le pazienti di solito giungono all’osservazione del medico quando la perdita di peso diventa più che evidente; quando diventa rilevante, si manifestano segni come l’ipotermia, la continua sensazione di freddo, il rallentamento dei battiti cardiaci, abbassamenti di pressione sanguigna, compromissione di cute ed unghie e la cosiddetta “lanugo”, ovvero la comparsa di peluria in alcune parti del corpo. Alcune ragazze giungono all’attenzione del medico di medicina generale per la scomparsa del ciclo mestruale che, alle volte, può addirittura precedere una perdita di peso giudicata rilevante.

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Quali sono le cause di questa malattia?

Le concause biologiche ed ambientali non sembrano molto rilevanti, allo stato attuale degli studi. Molto più importanti sono le motivazioni psicologiche profonde e quelle delle relazioni all’interno della famiglia.

Sembra che l’anoressia nervosa sia una reazione alla richiesta posta alle donne, in particolari modo nelle fasi della prima età adulta, di essere più indipendenti e di intensificare le loro attività sociali, relazionali e sessuali. Invece di riuscire ad elaborare direttamente con il dialogo ed il pensiero queste questioni esistenziali, le sostituiscono con la loro preoccupazione per il cibo e l’ingrassare.

Classicamente le pazienti con anoressia nervosa mancano di senso di autonomia e di individualità ed hanno difficoltà a costruirsi in maniera indipendente un loro ruolo nel mondo. Molte avvertono i loro corpi come se fossero sotto il controllo delle figure genitoriali ed il deprivarsi di cibo può essere considerato come un tentativo di essere considerate persone uniche e speciali.

Quindi la paziente anoressica può sviluppare un senso di autonomia e individualità solo attraverso atti di straordinaria autodisciplina sia sul versante del controllo dell’ingestione di cibo, sia su quello dell’attività fisica (molte persone hanno una slatentizzazione di questo disturbo legata alla loro identità di atleti o di sportivi anche professionisti).

Molti psicoanalisti che si dedicano alla cura ed allo studio dell’anoressia nervosa, concordano sull’ipotesi che queste donne non siano in grado di separarsi psicologicamente dalle loro madri per ragioni che loro non riescono neppure a pensare, ed il corpo può venire vissuto come il luogo in cui l’influenza della mamma è più angosciante ed invadente poiché la nutrizione è, alle volte, l’unico modo che le madri hanno di comunicare profondamente e senza pudori con le loro figlie. Spesso le donne anoressiche hanno un senso di identificazione e di appartenenza assoluta con l’ambito famigliare che profondamente odiano ma che non riescono ad abbandonare se non in maniera traumatica nel momento in cui sono obbligate.

Il decorso di questa malattia è assai variabile ma mai privo di grave compromissione della qualità di vita delle persone affette e dei loro cari. Si può andare da guarigioni spontanee senza trattamento, a guarigioni con vari tipi di trattamento, ad un decorso fluttuante caratterizzato da fasi di aumento di peso seguite da ricadute, ad un decorso con graduale deterioramento che giunge fino al decesso per complicanze cardiovascolari, tutt’altro che rare, dello stile di alimentazione anomalo ed insufficiente. Data la complessità del quadro psichiatrico che ha implicazioni mediche e psicologiche, viene raccomandata una più precoce possibile presa in cura presso un centro specializzato che imposti un trattamento globale che potranno includere psicoterapie sia individuali che famigliari, trattamenti farmacologici e, nelle fasi più critiche, il ricovero ospedaliero.

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Dove chiedere aiuto?

Le famiglie in cui si sviluppano questi problemi sono spesso incerte e spaesate ed oscillano tra preoccupazioni eccessive e la totale negazione del problema. In ogni caso il medico di medicina generale, ovvero il medico di base, può indicare il centro specialistico più adatto e vicino che possa prendere in carico il problema nella sua globalità. L’utilizzo di risorse non specialistiche e non coordinate, come psicologi o psichiatri non realmente esperti o altre figure professionali più o meno accreditate, non sembrano essere una risorsa sufficiente ma spesso rappresentano una perdita di tempo prezioso.

In sintesi il consiglio è, previa valutazione del medico di base, di rivolgersi ad un Centro che si occupi dei “Disturbi del comportamento alimentare” presso la ASL di residenza. Se vi rivolgete in ambito privato fatelo solo in cliniche accreditate o specialisti dei quali si possano tracciare con precisione le competenze.

Vi propongo un mio podcast sulla definizione e l’epidemiologia dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA):

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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