Lutto e Antidepressivi

Il trattamento farmacologico del lutto é una storia che dura da molti anni e che è priva di ogni fondamento medico. Infatti sono ormai moltissime le conferme scientifiche che sanciscono che il lutto non è una malattia e che quindi non necessita di un trattamento psicofarmacologico.

Infatti una medicalizzazione del cordoglio, per cui viene spesso considerato logico ed automatico il trattamento regolare con antidepressivi, non solo è semplicistica, ma non possiede una base di conoscenze scientifiche tali che giustifichino l’utilizzo di un normale protocollo antidepressivo farmacologico.

Secondo la mia esperienza non solo molti psichiatri ma anche, se non soprattutto, molti Medici di Medicina Generale tendono a proporre terapie psicofarmacologiche ansiolitiche ed antidepressive in seguito alla perdita di una persona cara.

Senza dubbio il meccanismo psicologico alla base di questa prescrizione è un tentativo di lenire il dolore della persona che presenta la sofferenza legata alla perdita ma i dati scientifici confermano che gli antidepressivi sono inutili non solo nel caso del lutto, ma anche in tutte quelle condizioni di tristezza di tipo reattivo, nelle quali sia ben identificabile il nesso causale tra un evento nefasto ed uno stato d’animo prostrato.

L’unica condizione correlata al Lutto che mi pare possa essere passibile di trattamento psicofarmacologico è quella della grave e persistente insonnia che può generare disagio clinicamente significativo.

Di sicuro ci possono essere condizioni reattive molto particolari, come ad esempio il Disturbo Post-Traumatico da Stress, che potranno necessitare di un trattamento psicofarmacologico, ma non sono per nulla la maggioranza e richiedono un lasso di tempo di osservazione di parecchi mesi.

Pochi anni or sono, quando era in procinto di essere pubblicato il nuovo DSM-V, il manuale di riferimento per le diagnosi in psichiatria, ci fu una certa preoccupazione circa la possibilità che il lutto venisse incluso tra le malattie mentali. In effetti la categoria del Complicated Grief Disorder (Disturbo da complicazioni del lutto), implicherebbe un trattamento psicofarmacologico entro le prime settimane dall’evento luttuoso: questa eventualità, secondo me, è quantomeno irrazionale.

Lo stesso Allen Frances, il professore della Duke University che aveva diretto la precedente edizione del DSM, ha definito la  Complicated Grief Disorder come una scelta a favore delle Aziende Farmaceutiche e, conseguentemente, una malpratica per le persone che si troveranno ad essere trattate con farmaci in maniera non appropriata.

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Del cosiddetto Lutto Patologico se ne parla sin dall’epoca di Sigmund Freud, ma l’argomento ha iniziato ad essere analizzato scientificamente solo negli ultimi decenni. Molti studi sono stati condotti negli anni ’90 su persone che avevano perso il coniuge, ed i ricercatori notarono che i farmaci antidepressivi erano inefficaci su molti aspetti del dolore psichico (ad esempio i pensieri ricorrenti rivolti alla persona morta) anche quando il lutto era francamente esorbitante o troppo lungo.

Questi studi suggerirono sin da subito quello che venne in seguito confermato da dati di neuroimaging ovvero che la depressione ed il lutto si muovono su circuiti diversi dell’encefalo. In particolare in un famoso studio del 2008, Mary-Frances O’Connor, che all’epoca lavorava presso l’U.C.L.A. University, ottenne la conferma che nelle persone con dolore prolungato patologico si ha la persistente attivazione metabolica del Nucleo Acumbens, una piccola parte dell’encefalo.

Parallelamente, altri studi rivolti agli aspetti più clinici, hanno dimostrato che, in ogni caso, sia più adeguata la terapia cognitivo-comportamentale piuttosto che i farmaci antidepressivi per il cosiddetto Lutto Complicato. Ovviamente un discorso diverso va fatto quando il lutto si inserisce su una condizione di pre-esistente patologia psichitrica, per la quale è già in corso un trattamento psicofarmacologico.

 

Bibliografia:

  • Scientific American – “Shades of Grief: When Does Mourning Become a Mental Illness?”, by Virginia Hughes on June 1, 2011.
  • Le Scienze – “The Lancet: la psichiatria non confonda lutto e depressione”, 17 febbraio 2012.
  • Joanna MoncrieffIrving Kirsch “Efficacy of antidepressants in adults”, BMJ. 2005 Jul 16; 331(7509): 155–157.

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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