L’Analfabeta Funzionale sa usare uno smartphone, è su Facebook, vota alle elezioni ed ha la patente di guida ma ha grosse difficoltà quando deve interpretare la realtà nella sua complessità.

Secondo l’OCSE, il 47% degli italiani, pur non essendo illitterati (ovvero concretamente analfabeti), legge i giornali, vota, utilizza le nuove tecnologie e lavora facendo uso di una capacità di analisi elementare che non riesce ad interpretare la complessità del mondo in cui viviamo: davanti ad eventi caratterizzati da plurime dimensioni intercorrelate tra loro, vedi ad esempio le ragioni di una guerra, lo spread, il confronto politico o la crisi economica,  dimostra di avere una comprensione superficiale ed insufficiente. Questa percentuale in Italia è preoccupante, ecco la classifica mondiale dell’analfabetismo funzionale:

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Ma che cos’è l’Analfabetismo Funzionale ( in inglese “Functional illiteracy”)? C’è chi sostiene che è il motivo per il quale alle elezioni politiche possono avere più possibilità di vincere quei canditati in grado di semplificare il Mondo fornendo messaggi politici poco profondi e polarizzati su posizioni estreme e poco variegate (vedi l’esempio di Donald Trump durante le recenti Elezioni Presidenziali Americane del 2016).

Un Analfabeta Funzionale è una persona che pur sapendo leggere, scrivere e far di calcolo, non è in grado di sfruttare a fondo queste sue capacità nella quotidianità nel momento in cui viene messo a contatto con eventi o situazioni caratterizzate da una certa complessità: comprendere un contratto di lavoro, essere un elettore consapevole, comprendere un vincolo legale, leggere criticamente un articolo di giornale rendersi conto dei pro e dei contro quando sottoscrive un piano di abbonamento di una compagnia telefonica, valutare le conseguenze a lungo termine di un finanziamento.

Chi viene definito Analfabeta funzionale sarà una persona perfettamente in grado di scrivere il suo nome, compilare un modulo e che magari aggiorna costantemente il suo profilo Facebook, ma che non è in grado “di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”, secondo la definizione dell’OCSE.

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Analfabetismo Primario e Funzionale: quali le differenze?

E’ chiaro che gli Analfabeti Primari (o più precisamente gli “illitterati”) e gli Analfabeti Funzionali sono due popolazioni profondamente diverse: la prima è dimensionalmente molto più piccola della seconda che in Italia rappresenta un preoccupante dato di 3 italiani su 10, il più alto in Europa.

Un Analfabeta Funzionale si pone in relazione con la realtà utilizzando come metro di valutazione esclusivamente la sua esperienza personale diretta: il taglio delle tasse è sempre giusto anche se può corrispondere ad un taglio della Sanità Pubblica, la crisi economica lo riguarda nella misura in cui diminuisce effettivamente il suo potere d’acquisto, le guerre in Medio Oriente rappresentano un problema solo se aumenta il prezzo della benzina.

In sintesi l’Analfabetismo Funzionale comporta l’incapacità di costruire un’analisi del Mondo che includa anche le conseguenze indirette, collettive, ed a lungo termine, spazio-temporalmente delocalizzate.

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E’ fondamentale comprendere che l’Analfabetismo Funzionale non corrisponde per nulla ad una forma, magari lieve, di Ritardo Mentale propriamente detto. Questo in relazione al fatto che gli analfabeti funzionali risultano competenti relazionalmente, in grado di svolgere lavori anche ritenuti complessi sul piano motorio o di coordinazione, hanno una famiglia, spesso riescono a terminare cicli di scuola secondaria e pure a laurearsi.

D’altra parte le persone che sono Analfabeti Funzionali hanno caratteristiche particolari:

  • essere soggetti a intimidazione sociale
  • correre più rischi per la salute
  • subire plurime e più intense forme di stress
  • tendere ad avere più bassi guadagni e scarsa scalata sociale
  • essere più manipolabili

Inoltre è ormai nota a sociologi e criminologi di ogni nazione la netta correlazione tra criminalità ed analfabetismo funzionale: uno studio attuato nelle carceri federali degli USA durante i primi anni 2000, momento in cui l’osservazione del fenomeno ha iniziato a prendere forma, ha valutato che circa il 60% degli adulti condannati era caratterizzato da Analfabetismo Funzionale.

Un famoso studio, Literacy at Work (“Alfabetismo sul lavoro”), prodotto dal Northeast Institute nel 2001, ha calcolato che le perdite economiche nell’industria, nelle nuove tecnologia e nella New Economy all’analfabetismo funzionale ammontano a miliardi di dollari all’anno in seguito alla bassa produttività, al maggior numero degli errori, agli incidenti e, particolare interessante, alla scarsa competenza rispetto all’utilizzo del Metodo Scientifico, messo in secondo piano rispetto ad una pratica basata sull’opinione personale.

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Quali sono le Cause dell’Analfabetismo Funzionale?

Questo è il punto importante.

Gli studi suggeriscono che non è tanto la diffusione dell’Istruzione, ovvero il limitarsi delle persone illiterate (o analfabeti semplici), a contenere il fenomeno, bensì è la qualità dell’istruzione stessa. Potremmo dire che non è importante il COSA ma il COME.

La lunghissima polemica risalente agli anni ’70 su cosa sia meglio privilegiare fra cultura scientifica o cultura umanistica, fra liceo scientifico o classico, tra una educazione teorica ed intellettuale orientata al pensiero critico e scientifico oppure più pratica e finalizzata all’ingresso nel mondo del lavoro per come un tempo lo si intendeva, non rappresenta più il focus dell’attenzione.

E quindi? Non credo ci si possa permettere di esprimere giudizi od ipotesi specifiche laddove non vi sono, ad oggi, adeguate valutazioni e considerazioni basate su evidenze nette e condivise.

Ogni persona sarà, per il momento, autorizzata a costruirsi un proprio modello interpretativo del fenomeno in attesa di nuove ere più illuminate di educazione e formazione della popolazione.

Di una cosa sono piuttosto certo: solo con una maggiore attenzione alle tematiche della formazione dell’Uomo e con l’aiuto di una nuova e più evoluta Pedagogia salveremo il Mondo.

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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