Un Equilibrio Nascosto ma Fondamentale

Il Microbiota Intestinale è un complesso Network di specie microbiche che, interagendo tra loro, possiedono un ruolo chiave nella digestione, nella difesa immunitaria e, scoperta dell’ultimo decennio, nel mantenimento di alcuni equilibri psichici.

Questa rete microbica residente nell’intestino umano influenza inoltre le funzioni endocrine e forse proprio tramite feedback ormonali ha effetti sul sistema nervoso centrale in toto. Un numero decisamente consistente di studi suggerisce che una composizione diversificata ed equilibrata del nostro Microbiota Intestinale è fondamentale per il nostro benessere psico-fisico. Nei soggetti sani, il Microbiota Intestinale presenta una composizione estremamente variata, con un network di ceppi batterici “buoni” quantitativamente superiori rispetto a quelli potenzialmente dannosi.

Il tratto gastrointestinale è l’organo umano più esposto all’ambiente esterno: il suo spazio interno è colonizzato da un complesso ecosistema, si può dire che sia abitato da circa 1 Kg. di specie microbiche, commensali o mutualiste, che contengono più di tre milioni di geni (l’insieme di questo patrimonio genetico si definisce Microbioma). Il microbiota intestinale o flora batterica, che contiene all’incirca 10 volte il numero di cellule di cui è costituito il corpo umano, risulta composto da batteri, archaea, funghi e virus, e svolge diverse funzioni, tra cui:

  • le funzioni di barriera
  • costruzione e metabolismo dei nutrienti
  • attivazione immunologica
  • metabolismo di farmaci e tossine
  • produzione di neurotrasmettitori ed ormoni

Questa composizione di tipo armonico assicura un funzionamento efficiente e protettivo delle attività che si svolgono nell’intestino umano. La perdita di questa diversificazione ottimale, ovvero la comparsa di squilibri tra le quantità dei diversi ceppi batterici, può avere importanti ripercussioni di salute.

Quando ci troviamo di fronte ad una Disbiosi Intestinale, possiamo assistere al presentarsi di una vasta gamma di disturbi:

  • diarrea
  • sindrome del colon irritabile (IBS)
  • malattia infiammatoria dell’intestino (IBD)
  • tumore del colon-retto
  • alcune patologie epatiche
  • allergie
  • malattie collegate all’alimentazione come obesità
  • diabete di tipo 2
  • celiachia

Quelle sopraelencate sono alcune malattie fisiche che possono correlare con gravi e croniche Disbiosi Intestinali, ma molti studi provenienti dalla branca della Psicobiotica ci indicano anche effetti anche sul sistema nervoso centrale, perché intestino e cervello sono in connessione profonda tramite un rete molto complessa di comunicazione che utilizza trasmettitori e metaboliti batterici come ad esempio la Serotonina.

Risulta comprensibile come alcuni Disturbi Mentali e dello sviluppo neurologico come la Depressione, l’Ansia e, forse, addirittura l’Autismo potrebbero essere collegati alle Disbiosi del Microbiota Intestinale.

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Cosa Genera lo Squilibrio del Microbiota Intestinale?

Da un punto di vista biochimico, la Disbiosi Intestinale presenta alcune caratteristiche costanti: il numero di batteri che producono acidi grassi a catena corta (SCFA) ed i produttori di butirrato come Faecalibacterium, Roseburia o Eubacterium sembrano essere costantemente ridotti.

Questa condizione è negativa poichè gli SCFA rafforzano la barriera intestinale e il sistema immunitario nella difesa dagli agenti patogeni. Allo stesso tempo, si innalzano i livelli di micro-organismi dannosi: questi includono batteri che producono lipopolisaccaride (LPS), un’endotossina che può causare infiammazione, e anche i microbi resistenti all’ossigeno che sono in grado di avvicinarsi alle cellule epiteliali che rivestono la mucosa e danneggiarle.

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Un’altra minaccia per queste cellule che deriva dal microbiota disbiotico è l’aumentato potenziale di formare idrogeno solfito, un composto tossico per le cellule epiteliali del tratto gastrointestinale.

Le cause della disbiosi sono molteplici:

  • Alimentazione basata su materie prime troppo raffinate e poco Integrali
  • Presenza di Specie Chimiche dannose nei cibi (anticrittogramici, ormoni, pesticidi, etc.)
  • Norme Igieniche eccessive e/o disequilibrate
  • Utilizzo inappropriato di Antibiotici

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Come si curano le Disbiosi Intestinali?

Al momento si stanno studiando diverse opzioni di trattamento per curare la disbiosi e ridurre così il rischio di malattia. Il Trapianto di Microbiota Fecale (FMT, Fecal Microbiota Transplantation) si è dimostrato altamente efficace nel trattamento della colite da Clostridium difficile ed è una delle migliori opzioni terapeutiche per evitare recidive.

Sembra che l’FMT si sia rivelato vincente nel miglioramento della sensibilità all’insulina nei pazienti con diabete di tipo 2, ma l’effetto benefico non è stato permanente. Con l’IBD, i risultati ottenuti finora non sono coerenti. Secondo il Prof. Guarner, non c’è da aspettarsi un netto miglioramento. Sono in corso alcuni studi sull’uso dell’FMT nei disturbi dello spettro autistico.

Tutto considerato, l’FMT non è una strategia terapeutica applicabile su vasta scala a causa di gravi e pesanti limiti, tra cui la mancanza di standardizzazione, la mancanza di identificazione dei microbi portatori di effetti benefici rispetto a quelli che possono comportare rischi per la salute e la perdita di vitalità delle specie sensibili all’ossigeno durante la procedura

Prebiotici e Probiotici

Le strategie alimentari, attualmente testate in modo sistematico, aprono scenari promettenti. Cibi mirati al favorire l’aumento delle specie batteriche benefiche possono prevenire o migliorare tutte le malattie collegate alla Disbiosi Intestinale.

I Prebiotici, ovvero i nutrienti in grado di fornire “cibo” ai batteri benefici (come ad esempio lo Psyllium, una fibra alimentare molto utilizzata per regolarizzare l’intestino), migliorano l’attività metabolica del microbiota intestinale aumentando la produzione di acidi grassi a catena corta e la proliferazione di specie benefiche come il Faecalibacterium e l’Akkermansia.

Può essere anche dimostrato, ad esempio, che una dieta arricchita con Prebiotici sia in grado di favorire la restrizione calorica in individui obesi con diabete di tipo 2.

Per diverso tempo, i batteri benefici sotto forma di Probiotici (i cosiddetti “Fermenti Lattici” in vendita nelle farmacie) hanno attirato l’attenzione degli esperti e del pubblico generale in quanto sembravano poter offrire opzioni di una certa importanza.

Invadendo l’ecosistema dell’intestino tenue, i Probiotici inducono meccanismi anti-infiammatori e rafforzano la barriera della mucosa. Molti studi hanno dimostrato che i Probiotici sono efficaci, se assunti con regolarità e ad un dosaggio elevato, ad esempio, nella prevenzione e nella cura della diarrea, e anche di alcune forme di IBS, di determinate allergie e, potenzialmente, dell’encefalopatia epatica.

Studi preliminari ancora in corso esplorano il potenziale ruolo del consumo a lungo termine dei probiotici per prevenire e trattare disturbi metabolici, quali l’obesità e il diabete di tipo 2, ed alcune Malattie Mentali come l’Ansia e la Depressione.

Tra questi microbi ci sono l’Akkermansia Muciniphila e il Faecalibacterium Prausnitzii, insieme ad altri batteri produttori di butirrato come il Roseburia e l’Eubacterium Hallii.

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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