Il dato clinico di partenza è il seguente: l’adolescenza è quell’età della vita nella quale si manifestano i primi sintomi di futuri squilibri psichici o di vere e proprie malattie mentali come la Schizofrenia, il Disturbo di Panico, il Disturbo Bipolare ed i Disturbi di Personalità.

Spesso i primi segni e sintomi di disagio mentale possono manifestarsi anche in età precedenti, ma l’adolescenza, con i suoi stravolgimenti endocrini e di sviluppo del soma, funziona come una cartina di tornasole che può rivelare l’imminente esordio di quadri più o meno gravi di psicopatologia.

Un altro dato epidemiologico ampiamente appurato è che gli adolescenti degli anni 2000 hanno senz’altro a che fare con un incremento del numero e dell’intensità dei fattori di stress educativi, sociali, affettivi, familiari ed ambientali ai quali sono esposti, rispetto alle epoche precedenti.

I dati statistici sulla popolazione adolescenziale sono piuttosto eloquenti:

  • Tra il 4% e il 20% delle femmine in adolescenza presenta schemi alimentari “anomali”, circa il 3% ha presentato condotte bulimiche, l’1% anoressia conclamata.
  • il 17% circa degli adolescenti maschi/femmine presenta i criteri per un disturbo di personalità
  • La Schizofrenia esordisce tra i 17 ed i 28 anni e la frequenza nella popolazione generale e del 1% circa
  • Il Disturbo Bipolare esordisce tra i 17 ed i 28 anni e la frequenza nella popolazione generale e del 2,4% circa
  • Tra la popolazione scolastica liceale l’utilizzo di sostanze di abuso è di circa il 50%
  • Il Suicidio rappresenta il 12% dei decessi tra gli adolescenti tra i 15 ed i 24 anni, ed è la 2a causa di morte tra i maschi in quella fascia di età

 

Rappresentazioni più o meno simili di questi dati sono riportate quotidianamente dai media ed arrivano con facilità all’attenzione dei ragazzi e dei loro famigliari.

Non è raro, quindi, che i genitori si domandino con apprensione se i loro figli esprimano i comportamenti di un adolescente normale o se stiano manifestando anomalie o sintomi psichici che potrebbero essere segnali di esordio di malattie mentali, uso di droghe o difficoltà comportamentali.

Gli adolescenti normali sono spesso instabili, “lunatici” a causa dei cambiamenti ormonali e fisici che avvengono durante la pubertà; di conseguenza, quando si tratta di malattia mentale, può essere difficile distinguere “comportamento adolescente normale” dai sintomi di depressione, ansia, psicosi e altre difficoltà emotive.

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Gli adolescenti possono essere irascibili, impulsivi e con la tendenza ad arrabbiarsi facilmente, soprattutto quando iniziano il loro naturale processo di separazione dalla famiglia e ritengono di non avere sufficiente privacy. Il problema di quale sia la giusta “distanza” tra le figure genitoriali ed il figlio nella fase adolescenziale è spesso motivo di discussione: spesso si presenta il classico dilemma del favorire la libertà a scapito del controllo. Ovviamente il punto non è quello, o meglio, sembrerà quello alla coppia genitoriale apprensiva e controllante. La soluzione definitiva è sempre quella di riuscire a mantenere un canale di comunicazione aperto con il/la figlio/a.

Il naturale processo di separazione inizia nella primissima adolescenza. E’ questo il periodo durante il quale i genitori vedono che il loro bambino comincia ad essere imbarazzato insieme a loro e spende (o vorrebbe spendere) sempre più tempo con gli amici e sempre meno con la famiglia. Si può essere preoccupati che il/la figlio/a trascorre ore e ore al computer, o con lo sguardo sempre basso sullo smartphone o bloccata nella sua stanza a chattare o chiacchierando al telefono e si mette pesantemente sulla difensiva quando gli viene chiesto che cosa lui o lei stiano facendo o chi siano i suoi interlocutori.

Questi comportamenti generalmente sono normali e tutti i tentativi di controllo, se superano una certa soglia, vengono vissuti come invasioni e scarsa fiducia. Quale sarà “la soglia” normale del controllo per un genitore? La risposta è piuttosto semplice: il controllo diventa esagerato ogni qualvolta mette a repentaglio la possibilità di riuscire a mantenere una comunicazione naturale, calorosa e fiduciosa con il/la figlio/a. Questa rimane la regola definitiva. Sempre.

Gli adolescenti hanno bisogno di separarsi e di identificarsi al fine di ottenere la propria indipendenza emotiva nella prima età adulta, di conseguenza reagiranno in difesa di questo obiettivo “vitale” al fine di raggiungerlo. Durante questo tempo, c’è un’altra novità che rende angosciati i genitori, ovvero il vedere che il vostro misterioso adolescente rabbrividisce alla possibilità di trascorrere del tempo di qualità insieme alla famiglia, ed anche questo comportamento può essere considerato normale se lui o lei sono costretti a scegliere tra alternative allettanti come la possibilità di godere del tempo insieme gli amici, fare sport, dedicarsi alle proprie passioni (casualmente sempre poco condivise con i famigliari o addirittura in esplicito contrasto con i loro gusti!) ed impegnarsi in attività sociali ed extra-scolastiche più o meno sane al di fuori dell’ambiente di casa.

D’altra parte se l’osservazione suggerisce che un ragazzo non è impegnata in altre attività o con gli amici, ovvero non ha alternative allettanti al tempo che potrebbe passare insieme ai genitori, ed è cronicamente scollegato, arrabbiato e triste, questo è quando il comportamento può diventare anormale e richiede un intervento. Allo stesso modo un adolescente che rimane in ambiente famigliare senza avanzare richieste emancipative dovrebbe, allo stesso modo, far “alzare le antenne” anche ai genitori più apprensivi che potrebbero valutare come auspicabile questo comportamento egoisticamente molto tranquillizzante per loro.

L’Adolescenza è una fase di nuove ed estremamente eccitanti esperienze, e ciò che può sembrare di poco conto per un adulto può essere un grosso problema per un adolescente che compie un’esperienza di qualche genere per la prima volta. Tutti i “Teenagers” possono essere sconvolti quando stanno avendo difficoltà con fidanzate / fidanzati (o presunti tali…) o quando si ha litigato o si ha combattuto con un amico/a, quando non si sono raggiunti i risultati sperati ad un test o anche per non avere il giusto abbigliamento per andare a scuola un tale giorno. Gli adolescenti sono spesso ipersensibile e possono sviluppare transitoriamente una consapevolezza alterata di loro stessi, dato che non hanno ancora sviluppato adeguati “strumenti di coping” (“strategie di adattamento”) per affrontare adeguatamente eventi di questo genere.

In risposta a tutto ciò i ragazzi e le ragazze adolescenti possono sperimentare episodi di tristezza, ansia, frustrazione e sensazione di essere sopraffatti (“overwhelming“). Questi episodi non dovrebbero durare più di un paio di giorni al massimo; se questi sentimenti sono continui e il vostro teenager è cronicamente ansioso o triste, allora si dovrebbe provare ad aumentare la comunicazione con lui, seguendo i suoi modi ed i suoi tempi, cercando di avere in testa che non è l’imposizione forzata del vostro aiuto che avrà successo, ma la sensazione che lui potrà avere di sentirvi al suo fianco pronti ad esserci solo quando lui lo chiederà.

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Quali sono le differenze tra Disagio Adolescenziale e Malattia Mentale?

Può essere davvero difficile capire la differenza tra i sintomi di una malattia mentale ed problemi normali che tutti gli adolescenti possono sperimentare di volta in volta, in presenza di nuove esperienze.

Se inizia a manifestarsi la preoccupazione che un teenager possa esprimere comportamenti ambigui o preoccupanti, ma non così tanto da richiedere un aiuto specialistico, il consiglio più normale potrà essere quello di confrontarsi con altri genitori o con organizzazioni/associazioni di famigliari presenti nella vostra zona. Può essere rivelatore il poter confrontare il comportamento di vostro/a figlio/a con quello dei coetanei, ed allo stesso modo confrontare le vostre reazioni con quelle degli altri genitori.

Spesso il “panico genitoriale” è anche provocato dai rapidi cambiamenti delle regole sociali, ad esempio il drastico abbassamento della soglia d’età durante la quale possono iniziare l’attività sessuale od essere esposti all’utilizzo di bevande alcoliche, fumo di sigaretta e droghe. In particolare il bere segretamente alcol a scopo “sociale” è senza dubbio un fenomeno preoccupante che riguarda ragazzini dagli 11 anni in su in classi sociali molto diverse.

Nonostante ciò, se tutti gli amici, i compagni di scuola e giovani colleghi dei vostri ragazzi sono impegnati in questi comportamenti anomali, che sono chiaramente sbagliati ed eccessivi e non vanno minimamente approvati, scusati o sostenuti, potrete almeno stare tranquilli rispetto al fatto che essi sono sintomi di disagio di una natura da definire al più presto ma che non saranno probabilmente segni di una “malattia mentale” nel vero senso della parola. Alcol, sostanze, sessualità precoce, bullismo sono segni di un Disagio che va rapidamente captato ed elaborato per poter essere affrontato, magari con la mediazione di insegnanti e psicologi o counselor ultra-specializzati (mi raccomando evitate operatori che non possano dimostrare chiaramente la loro preparazione specialistica in tal senso!).

Nel caso iniziaste a sviluppare preoccupazioni o dubbi sul fatto che il vostro figlio o figlia possa essere in procinto di sviluppare una qualche forma di disagio psichico, vorrei portare la vostra attenzione su alcune caratteristiche comportamentali che potrebbero essere osservate in persone a rischio di sviluppare una qualche forma di psicopatologia:

  • Diminuzione della voglia di divertimento e del tempo trascorso con amici e familiari in attività di svago
  • Riduzione significativa nel rendimento scolastico
  • Forte resistenza a frequentare la scuola o tendenza all’assenteismo, magari facendo ricorso a menzogne
  • Problemi di memoria, dell’attenzione o della concentrazione
  • Grandi cambiamenti nei livelli di energia psico-fisica
  • Modifica della quantità di cibo assunto e cambiamento nel tipo di cibo che è gradito
  • Cambiamenti nella qualità e quantità del Sonno (sia notturno che diurno)
  • Presenza di sintomi fisici (mal di stomaco, mal di testa, mal di schiena, nausea, dolori migranti, etc) strani, intermittenti e difficili da diagnosticare
  • Sentimenti di disperazione, tristezza, ansia, pianto spesso
  • Tendenza ad essere più aggressivi sia verbalmente che sul piano fisico, in famiglia e nell’ambiente esterno, tendenza a danneggiare gli oggetti per rabbia
  • Abbandono eccessivo della cura dell’aspetto fisico o dell’igiene
  • Abuso di sostanze, incluso l’alcol
  • Presenza di un comportamento rivolto alla ricerca di emozioni forti, pericolose o illegali
  • Manifestazioni di eccessiva sospettosità nei confronti degli altri
  • Tendenza ad essere eccessivamente critico con gli altri, con il mondo intero e, di conseguenza, tendenza all’isolamento in casa
  • Tendenza a voler mantenere il controllo sull’ambiente famigliare, tiranneggiando gli altri membri della famiglia, imponendo proprie regole rigide, bizzarre e non condivise
  • La persona diventa eccessivamente sensibile a stimoli visivi, acustici od ambientali
  • La persona vede o sente cose che gli altri non vedono o sentono
  • Sono presenti convincimenti bizzarri e francamente non condivisibili verso i quali non è in grado di esprimere una critica adeguata

 

E’ importante sottolineare che la presenza di uno o più di questi segni non significa necessariamente la presenza di una malattia mentale in atto, ma semplicemente la necessità per i famigliari di ricorrere ad un consulto specialistico di approfondimento per spiegare meglio, magari all’inizio in assenza del figlio/figlia, ciò che sta accadendo al proprio teenager ed ottenere un parere preliminare.

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Accettare il Disagio Psicologico in un Teenager e Chiedere Aiuto in maniera appropriata

Sentimenti di orgoglio e timore di essere stato un genitore poco adeguato od incapace possono favorire la negazione rispetto alla possibilità di accettare che si stia manifestando un problema mentale in vostro figlio/figlia. Questo è addirittura normale.

Come genitori abbiamo tutti sogni e speranze per i nostri figli e per noi può essere estremamente duro dover accettare la presenza di un problema mentale proprio nel delicato momento durante il quale cominciamo a vederli diventare persone adulte.

Spesso gli adolescenti che sono sempre intelligenti, talentuosi e creativi rischiano di ammalarsi proprio mentre stanno diventando abbastanza maturi per utilizzare queste competenze nel Mondo in modo produttivo: questa esperienza può essere devastante per una coppia genitoriale e rende molto facile sviluppare sentimenti di negazione rispetto al fatto che possa esistere un problema.

D’altra parte ignorare il problema non significa farlo andare via, ma al contrario può comportare un ritardo nella diagnosi di un disturbo che magari, se diagnosticato e trattato tempestivamente, può risolversi anche completamente. Come con qualsiasi malattia, non ottenere il trattamento appropriato in tempi rapidi prolunga i sintomi, che quasi sicuramente peggioreranno con il tempo e rischieranno di portare alla chiusura di ogni canale comunicativo con il/la vostro/a figlio/a.

Se avete sviluppato sufficienti dubbi e preoccupazioni in relazione al vostro teenager, potrebbe essere il momento di chiedere aiuto a personale specialistico.

In linea generale la prima persona che potrebbe orientarvi nella scelta di una strada da percorrere potrebbe essere il vostro Medico di Medicina Generale, che rappresenta una figura di assoluto rilievo nel nostro modello di Servizio Sanitario Nazionale: questa figura potrà orientarvi circa la necessità o meno di rivolgervi a personale specializzato in disagio mentale come quello che opera presso il Servizio di Neuropsichiatria Infantile od il Servizio di Psichiatria della vostra zona. Vi consiglierei molto esplicitamente di non rivolgervi, almeno in fase preliminare, a personale sanitario in ambito privato, ne tantomeno a personale pseudo-sanitario (naturopati, iridologi, o altre figure non codificate in ambito scientifico): rivolgetevi al Servizio Sanitario Nazionale.

La differenza tra questi due servizi è essenzialmente legata all’età del giovane paziente: sino ai 16/17 anni potrebbe essere opportuno richiedere aiuto al Servizio di Neuropsichiatria Infantile, dai 17/18 anni in su il Servizio di Psichiatria (chiamato anche Centro di Salute Mentale, CSM o CPS, a seconda delle zone d’Italia) potrebbe essere più opportuno. Alle volte per i casi che esordiscono proprio intorno ai 16/17 anni i due Servizi possono trovarsi a collaborare insieme.

Al Servizio di Neuropsichiatria Infantile o al Servizio di Psichiatria si accede tramite una richiesta di “visita specialistica” Neuropsichiatrica Infantile o Psichiatrica stilata dal vostro Medico di Medicina Generale.

Per conoscere l’ubicazione e le modalità di accesso specifiche ai Servizi Sanitari della vostra zona, e per prendere un appuntamento anche solo preliminare per voi genitori, vi consiglio di fare riferimento al sito web della vostra ASL di riferimento.

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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