Il Burnout: le difficoltà psicologiche di chi si dedica alle Professioni di Aiuto

Il Burnout riguarda un fenomeno psicopatologico reattivo allo svolgimento di lavori molto impegnativi ed usuranti che comportano, nell’operatore che li attua, un costante ed elevato impegno psichico ed emotivo.

Ci si riferisce in particolar modo a quei lavori connessi ai cosiddetti “Servizi alla persona” o in tutte quelle Professioni di Aiuto come ad esempio, Medici, Psicologi, Assistenti Sociali, Infermieri, Educatori, etc.

La parola Burnout, quando posta nel contesto del fenomeno dello stress da lavoro, si riferisce ad un processo che si sviluppa in due fasi: (1) iniziale perdita di sensibilità verso i colleghi con i quali si lavora e/o gli utenti/clienti ai quali sono rivolti i Servizi erogati, (2) l’insorgere di sentimenti di inefficacia, frustrazione e impotenza che comportano l’abbassamento o l’azzeramento delle capacità di espletare efficacemente il lavoro.

Il Burnout è stato oggetto di studio sino dalla metà degli anni ’70 del secolo scorso.

Probabilmente il primo contributo allo studio del fenomeno del Burnout, venne fornito da Herbert Freudenberger, uno psicologo statunitense di origine tedesca che, nel 1974, iniziò a descrivere un vero e proprio quadro clinico che era osservabile in operatori, fornitori di servizi alla comunità, esposti agli stress di un rapporto diretto e continuativo con una fascia di utenza particolarmente sofferente, difficile e disagiata.

Herbert Freudenberger indicò la parola “Burnout” come il termine più adatto a definire i vissuti di tutti quegli operatori che erano caratterizzati da molte dimensioni psichiche disagevoli: (a) “to fall”, ovvero “fallire”, “venire a mancare”, (b) “to wear out”, ovvero “logorarsi”, “stancarsi”, “esaurirsi”, (c) “to become exhausted”, ovvero “scarico”, “esaurito”, “svuotato”. Tali dimensioni psichiche erano da mettere in relazione ad eccessive richiesta di “energy” (“energia”), “strenght” (“forza”, “solidità”) e “resources” (“risorse”, “mezzi”, “soluzioni”).

Perlman e Hartmann nel 1982, continuarono ad intendere il fenomeno del Burnout come una risposta patologica ad uno stress emotivo cronico nel corso dell’attività lavorativa, nel quale si evidenziano tre componenti principali: (1) Perdita di energia fisica e psicologica (2) Diminuzione della produttività sul lavoro (3) Tendenza alla spersonalizzazione del proprio lavoro.

Alcune aggiunte al quadro psicopatologico del Burnout furono fatte da Pines, Aronson e Kafry che espansero i segni ed i sintomi della Sindrome da Burnout in questa maniera: presenza di sentimenti di impotenza e disperazione, svuotamento emotivo, sviluppo di un concetto di noi stessi “negativo”, mantenimento di atteggiamenti pessimistici e distruttivi nei confronti del lavoro, ed in seguito estesi anche alla propria vita personale, a quella dei colleghi quasi come “effetto specchio” (un fenomeno di identificazione) delle esistenze difficili e disperate alle quali ci si dedica nel lavoro di aiuto e di supporto.

Molti altri studi e ricerche sul campo furono attuate negli anni ’80 ma la descrizione della Sindrome del Burnout mantenne, tutto sommato, caratteristiche molto simili a quelle descritte. In un certo senso il Burnout viene ritenuto molto affine ad un senso di infelicità e di fallimento nella ricerca di un ideale, una erronea presa di coscienza che i nostri sforzi lavorativi sarebbero inefficaci, poco rilevanti, inutili.

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Come si manifesta la Sindrome del Burnout?

Il Burnout può essere realmente inquadrato come una Sindrome psico-somatica. Di conseguenza i sintomi che caratterizzano il Burnout possono essere di natura sia Fisica che Psichica. Tendenzialmente i sintomi somatici sono di più facile identificazione. In particolare è possibile apprezzare con grande frequenza un senso di esaurimento e di fatica, con frequenti mal di testa, affanno, insonnia e disturbi gastroenterici, insonnia e respiro corto. 

Alcuni autori indicano anche la presenza di una maggiore vulnerabilità alle malattie e ai sintomi psicosomatici, gastrointestinali, lombalgie,  bassa pressione.

Sul piano psicologico si dice che l’individuo in Burnout afferma spesso di sentirsi impazzire, si ritiene freddo ed insensibile e raramente cerca aiuti specialistici per quello che considera, un proprio personale fallimento; inoltre è presente la tendenza ad incrementare l’uso (e l’abuso) di alcool e stupefacenti.

Vi riporto quelli che sono considerati i 10 classici sintomi presenti nella persona che presenta la Sindrome del Burnout:

  1. Esaurimento Psico-Fisico: Un chiaro segno di burnout è quando ci si sente stanchi tutto il tempo, sia al lavoro che nelle ore che lo precedono. L’esaurimento può essere emotivo, mentale e fisica: non si ha più molta alcuna energia per noi stessi, per i colleghi e per le persone a noi care.
  2. Mancanza di motivazione: Essa consiste nel non entusiasmarsi più per niente e perdere la passione e la motivazione interiore per il lavoro. Spesso si manifesta con un pessimo umore al Lunedì mattina (“Oddio, è di nuovo Lunedì…”) e con felicità al Venerdì (“Per fortuna che è finita la settimana!”).
  3. Pessimismo, cinismo e altre emozioni negative: Quando le emozioni percepite e trasmesse al gruppo di lavoro sono perlopiù negative e caratterizzate dalla rimuginazione corale, si sviluppa la sensazione che quello che si sta facendo non importa più di tanto, e ci si sente delusi di tutto. In apparenza le motivazioni possono essere anche realistiche, ma il sentimento che viene generato è caratterizzato dall’essere “catastrofico”.
  4. Problemi cognitivi: il Burnout e lo stress cronico possono interferire con la capacità di prestare attenzione o di rimanere concentrato. Quando siamo stressati, la nostra attenzione si sfalda e l’oggetto del nostro lavoro può essere percepito come irritante, noioso, o addirittura come una minaccia. I meccanismi di difesa da queste sensazioni potrebbero essere molti: scoprire di avere più difficoltà a ricordare le cose, incapacità a rispettare gli impegni, addormentarsi sul luogo di lavoro, commettere errori di valutazione, sperimentare ansia acuta o panico, allontanarsi con delle scuse dal luogo di lavoro, sottolineare costantemente problemi famigliari o malattie dando ad esse la precedenza su tutto.
  5. Differenze di prestazione sul lavoro rispetto al passato: Volete sapere qual’è il vostro attuale rendimento sul lavoro? Non chiedetelo agli altri, tenderanno a mentirvi. E’ il momento di essere onesti con voi stessi: Quante ore trascorrete sul lavoro focalizzati sul compito per cui vi pagano? Avete la sensazione che i vostri colleghi vi stimino allo stesso modo di come accadeva all’inizio? Vi ritenete efficienti, appassionati e costanti rispetto ai vostri compiti?
  6. Problemi interpersonali a casa e al lavoro: questo tende a giocare un ruolo importante in una di queste due modalità: (a) hai più conflitti o litighi con altre persone,  oppure (b) tendi a perdere interesse nel parlare con i colleghi e con i familiari. Monitorare costantemente la presenza di distorsioni nella comunicazione con gli altri è fondamentale.
  7. Modificare eccessivamente il modo con cui ci si prende cura di noi stessi: quando si soffre di burnout, alcune persone si impegnano in strategie di coping non salutari come bere troppo, il fumo, essere troppo sedentari o fare troppa attività fisica, mangiare troppo o sottoporsi a regimi dietetici estremi, non dormire a sufficienza, trascorrere troppo tempo sui Social Network, focalizzare tutta l’attenzione all’esteriorità, etc.
  8. Rimuginare sul lavoro, anche quando non si è al lavoro: si sta spendendo troppa energia mentale rimuginando sui problemi presenti al lavoro. In questo modo il lavoro interferisce eccessivamente con la possibilità di riprendersi dallo stress della giornata. Al fine di recuperare, si ha bisogno di tempo per noi stessi.
  9. Soddisfazione generale per la propria vita diminuita: si tratta della tendenza a sentirsi meno felici e soddisfatti non solo rispetto alla nostra carriera, ma anche con la nostra vita affettiva, passionale, sessuale e in relazione ai nostri interessi extra-lavorativi.
  10. Problemi di salute: lo stress cronico può creare problemi di salute reali come, ad esempio, problemi digestivi, malattie cardiache, slatentizzare problematiche psichiatriche silenti, obesità, diminuzione delle difese immunitarie, reazioni cutanee, etc.

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Quali sono le cause della Sindrome del Burnout? E quali le soluzioni?

Il Burnout ha la sua origine a partire da diverse premesse, e ritengo che le più importanti da discutere siano le seguenti 4:

  1. Aspettative eccessive, o semplicemente sbagliate, rispetto ai fini ed alle modalità di svolgimento di un dato lavoro.
  2. Eccessiva mole di lavoro, con aumento della responsabilità professionale, senza al contempo godere di una gratificazione economica proporzionata.
  3. Assenza di supervisione del gruppo di lavoro e conseguente “danneggiamento” degli equilibri relazionali tra i suoi componenti.
  4. Scarsità o Bassa qualità della formazione del gruppo di lavoro.

Le cause sono molto semplici da comprendere: lavoriamo troppo e con troppe responsabilità rispetto a quanto guadagniamo, facciamo dei lavori che spesso non avranno come risultato la risoluzione completa del problema che affrontiamo e non siamo in grado di capirlo/accettarlo, il gruppo è allo sbaraglio senza una figura normativa/autorevole che lo guida secondo un “codice paterno”, bassa conoscenza delle premesse teoriche del lavoro che si sta svolgendo.

Rispetto al punto 4, a mio parere, è fondamentale non cadere nella trappola che ci porta a pensare “Sono 30 anni che faccio questo lavoro, cos’altro ho da imparare?”. Questo è un errore enorme. Io spesso penso che se prendi una persona e la metti su di un aereo di linea, non riuscirà a decollare nemmeno dopo 100 anni se non avrà avuto la formazione adatta. Ovvero l’esperienza è un valore solo se dietro c’è una dimensione culturale adeguata. In particolare vi invito a leggere questo mio articolo sull’equipe di lavoro.

Quindi le soluzioni non saranno mai magiche o spontanee, necessiteranno di un lungo e graduale lavoro sulle 4 cause che generano il Burnout che vi ho descritto in precedenza. Come sempre il punto di partenza è la possibilità di consapevolizzarsi, partendo sempre da noi stessi, sulla presenza di questo problema sul posto di lavoro.

Ogni persona dovrebbe essere in grado di parlare del proprio personale problema con il Burnout agli altri elementi del gruppo. Nel momento in cui si abbatte la ritrosia al comunicare reciprocamente, all’interno del gruppo di lavoro, l’effettiva presenza di questo problema la ricerca di una soluzione, generalmente, può essere possibile.

 

Bibliografia:

  • Avallone F., Psicologia del lavoro. Storia, modelli, applicazioni, ed. Carocci, Firenze, 1998
  • Pellegrino F., La sindrome del burnout, ed. Centro Scientifico, Torino, 2000

  • Maslach C., La sindrome del burnout: Il prezzo dell’aiuto agli altri, ed. Cittadella, Assisi, 1992

  • Lamanna F., Burnout in sanità: sindrome da stress o malattia professionale?, in Diritto sanitario moderno, 2003, 2, 93

  • Cherniss C., La sindrome del burnout, ed. Centro Scientifico, Torino, 1983

 

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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