…ma Dottore… Perché lei ha deciso di fare lo Psichiatra?

Volete sapere quante volte questa domanda mi è stata fatta? Io credo 100.000! Me lo hanno chiesto tutti: amici, pazienti, persone incontrate per caso, famigliari, gli altri colleghi psichiatri, la mia fidanzata. Tutti.

In realtà le prime volte che davo delle risposte, dicevo delle vere e proprie stupidaggini, espressioni banali e priva di originalità, a seconda dell’immagine che in quel momento volevo dare di me. Spesso mi riferivo a dei cliché: “sono affascinato dalla mente umana”, “voglio capire il funzionamento biochimico del cervello”, etc.

Poi con il tempo le domande delle altre persone sono riuscite a rivelare anche in me la voglia autentica di capire questo aspetto molto rilevante della mia identità. Allora la domanda degli altri si è trasformata in un quesito molto più intimo a cui non potevo più rispondere con delle banalità. Qualche anno or sono ho davvero chiesto a me stesso: Perché ho fatto lo Psichiatra?

Questo cambio di prospettiva ha modificato profondamente il mio modo di pensare a questa domanda, ed ha suscitato un ragionamento introspettivo più autentico ed onesto che vorrei condividere con gli altri.

E’ ovvio che vi parlerò di cose intime, ma non troppo. Vi dirò le ragioni più razionali per il quale ho deciso di occuparmi della Mente delle altre persone. CI sono di sicuro degli aspetti profondi dei quali sono io stesso, in parte, poco consapevole e che hanno a che vedere con avvenimenti della mia vita personale che voglio che rimangano segreti. D’altra parte una persona attenta e sensibile potrà capire molto dai 5 punti che ho deciso di rivelare di me stesso.

Infatti ho deciso di riassumere le ragioni che mi hanno spinto a diventare uno Psichiatra in 5 punti anche se, come vedrete, ognuno di essi apre tante porte e nuove diramazioni da percorrere.

Perché ho scritto questo breve articolo? Ve lo spiego subito: è da una vita che faccio domande davvero intime alle persone e queste stesse persone si sono molto spesso fidate di me, aprendosi in maniera quasi totale, aiutandomi a capire che cosa potevo fare per aiutarle. Adesso volevo provare io a parlare un pochino di me sia per vedere come si sta “dall’altra parte”, sia perché, tutto sommato, non ho nulla da nascondere e poter essere conosciuti meglio dagli altri penso sia sempre un opportunità.

valerio-rosso

1. Affrontare i Propri Demoni

Spesso la gente mi dice: “Per fare lo Psichiatra bisogna essere un po matti!”. Di sicuro ci sono psichiatri un pochino bizzarri o addirittura affetti da una malattia mentale, dato che uno psichiatra può ammalarsi come tutte le altre persone di qualsiasi malattia. In realtà io credo che sia l’esatto opposto: per essere un buono psichiatra bisogna essere piuttosto stabili, in controllo, affidabili, in grado di reggere la pressione di situazioni molto stressanti, in qualche maniera abbastanza “risolti” come esseri umani.

Questo, ovviamente, non significa assolutamente non aver mai sperimentato del disagio psichico. Piuttosto può significare essere consapevoli del malessere che in fondo in fondo dimora in ogni essere umano ed essere riusciti, in misura più o meno variabile, a sviluppare quell’atteggiamento critico che serve a capirlo ed a controllarlo, giorno dopo giorno.

A non esserne sopraffatti.

Personalmente non sono stato un adolescente tranquillo o “facile”, e credo di aver dato molte preoccupazioni ai miei famigliari. Sono sempre stato un ragazzo diviso tra due posizioni piuttosto difficili da conciliare: da una parte studioso e dedito ad attività da “nerd” (programmazione e computer, suonare uno strumento con costanza, il jazz, lettura di centinaia di libri e fumetti), un’altro lato di me mi ha portato a frequentare situazioni e persone con le quali molto spesso ho fatto cose davvero sbagliate. Sono sempre stato diviso tra due aspetti scissi della mia personalità: uno molto determinato ed ossessivo nel portare a termine dei compiti, l’altro direi quasi antisociale e molto ribelle, nel quale riversavo una grossa quota di rabbia.

Credo di essermi laureato in Medicina per miracolo, dopo averla interrotta inseguendo l’aspirazione di fare il musicista di professione. In realtà non avevo le qualità e le capacità per perseguire questo mio sogno. Anche durante gli anni dell’Università, quindi, continuavo ad essere “diviso”, dolorosamente scisso in due parti. Volevo fare il musicista ma lo studio e la voglia di aiutare gli altri erano (e sono) la mia vera identità.

Volete sapere quando ho iniziato a stare meglio? Direi verso i 30 anni. Forse la mia adolescenza è finita proprio a quell’età.

E’ stato quello il periodo nel quale ho deciso di condurre uno stile di vita più sano, a mettermi a praticare nuovamente lo Sport. Ho capito molto di me dopo un periodo difficile che è culminato in una dolorosa separazione. Allo stesso tempo mi sono ritirato a vivere in Val Varaita in Provincia di Cuneo, dove posso dire di aver iniziato ad intraprendere un percorso di consapevolezza che continua a tutt’oggi. In provincia di Cuneo sono nato per la seconda volta.

Di conseguenza non posso dire di essere stato estraneo alla sofferenza psicologica anche se, grazie a Dio, non ho mai sviluppato una malattia mentale. Di sicuro aver lavorato su di me per tanti anni, mi ha fortemente indirizzato verso l’idea di poter essere di aiuto alla mente di altre persone.

Io dico sempre che:

Lo Psichiatra che lavora bene non si può dire che salva la Vita alla gente, come potrebbe fare un Medico del 118, ma ne può salvare l’Esistenza.

 

2. Essere Curiosi verso le altre Persone

Questo credo che sia un’aspetto che accomuna molti colleghi psichiatri. Vi voglio fare un esempio.

Quando io sono sull’Autobus, non riesco a resistere: devo per forza ascoltare quello che le altre persone si dicono. Se sono curioso? Da morire. Io adoro le belle storie e, ancor di più, sono affascinato dalle storie vere, autentiche. E’ per questo che ho sempre letto molto nella mia vita e che ho sempre ascoltato tanto i miei amici. Mi piace ascoltare quello che gli altri raccontano. Non pensate che sia una curiosità maliziosa o morbosa. Il punto è che io mi sento molto vicino agli altri e in ogni storia riesco ad intravvedere uno spunto di crescita personale e di miglioramento e questo mi riempie di fiducia e di energia.

E cerco sempre di ridare indietro alla persona che ascolto queste mie sensazioni positive.

Le storie, sia quelle che ci raccontano i libri, sia quelle che ascolto dalle altre persone mi incuriosiscono perchè hanno sempre due facce, due aspetti: uno superficiale, esplicito, mentre l’altro è profondo, nascosto e va scoperto tramite l’dentificazione e la capacità di mettersi nei panni degli altri.

La sana curiosità verso gli altri esseri umani ci permette di fare il più grande dono che ci sia: provare ad ascoltarli veramente.

Il bisogno di essere ascoltati davvero coincide con quello di esser guardati: avete mai visto i bambini quando provano a fare cose nuove? Sono costantemente rivolti con lo sguardo ai genitori perché vogliono essere guardati ed approvati da loro mentre sperimentano cose nuove con il gioco, vogliono che la Mamma ed il Papà li riconoscano e supportino i loro tentativi di migliorare.

Volevo proporvi una storia:

Molti anni fa, in Giappone, vivevano due grandi amici. Uno era molto bravo a suonare il Koto, mentre l’altro era bravissimo nell’arte di saper ascoltare. Quando il primo suonava o cantava di una montagna, il secondo diceva: “Vedo la montagna come se l’avessimo davanti”. Quando il primo suonava a proposito di un ruscello, colui che ascoltava prorompeva: “Sento scorrere l’acqua fra le pietre”. Ma un brutto giorno, quello che ascoltava si ammalò e morì. Il primo amico tagliò le corde della sua arpa e non suonò mai più. Esistiamo veramente se qualcuno ci ascolta.

 

3. Fixing Reaction: la voglia di mettere a posto le cose

Ecco la vera caratteristica di chi si dedica alle professioni d’aiuto: la Fixing Reaction. Che cos’è? E’ il bisogno impellente e profondo di “mettere a posto le cose”, di fare in modo che tutto torni a funzionare bene, che le cose siano rimesse al loro giusto posto. E’ chiaro che questo bisogno, quest’impellenza può avere dei lati buoni e dei lati negativi.

Ad esempio: chi stabilisce se le cose sono a posto oppure no? chi dice qual’è il modo giusto di metterle a posto? Queste sono tutte domande aperte. In Psichiatria, forse più che in altre specialità della medicina, la prudenza ed il rispetto per il punto di vista altrui è fondamentale. Ho già scritto su quali dovrebbero essere, a mio parere, le caratteristiche di un buon psichiatra in questo altro articolo.

Il desiderio di aiutare è una spinta istintiva legata, antropologicamente, alla sopravvivenza del gruppo. Nel mio caso vedere qualcuno che manifesta fragilità e necessità d’aiuto mi ha sempre ispirato un misto di emozioni: commozione, tenerezza ma anche una sorta si simpatia.

Poter aiutare in maniera efficace un’altra persona è sempre stato gratificante per me, proprio perché attraverso l’atto di aiutare viene soddisfatto un bisogno interiore che è per me profondo e, allo stesso tempo, misterioso nella sua natura.

Razionalmente ho sempre pensato che l’indifferenza è il peggiore dei mali.

 

4. Andare al di la della Apparenze: il lato Segreto, Oscuro e Stupefacente delle cose

Le cose non sono mai come sembrano. Chi si ferma all’apparenza, alla crosta superficiale vive di sicuro un’esistenza molto limitata e interpreta la vita in maniera poco consapevole. Questo l’ho, più o meno consapevolmente, sempre pensato.

Come diceva Sigmund Freud, dietro alla Virtù ci sta sempre il Vizio, dietro all’eccessiva Bontà abbiamo l’Aggressività.

Ci sono mille situazioni nelle quali intravvediamo quanto possano essere diversi forma esplicita e contenuto profondo: molti pacifisti possono diventare violenti militanti, i combattenti per la libertà alle volte si trasformano in tiranni, le benedizioni spesso hanno il sapore di maledizioni, l’eccesso di aiuto diventa intralcio, il “di più” diventa una caratteristica limitante. Ed avanti così, gli esempi sono innumerevoli.

Quando sono davanti ad un’altra persona mi piace immergermi in fantasie e rêverie, provando ad ascoltare la mia voce interiore liberamente, astenendomi dal giudizio. Questo modo di approcciarmi alle altre persone mi affascina e mi riempie di soddisfazione e spero sempre di poter essere “guardato” io stesso in questa maniera per essere capito nel profondo.

E’ un errore, a mio parere, non mettere in luce, in alcuni casi, i parallelismi tra la cultura metafisica e le discipline scientifiche, dato che il vero sapere tende all’ unità. Ancora oggi la scienza ufficiale, di cui non si deve sottovalutare il valore e l’utilità speculativa, possiede il suo lato oscuro di Ideenkleid, ed è meramente quantitativa.

Di conseguenza essa è confinata nel mondo del misurabile: oltre non procede, perché tutto ciò che non è, in ultima istanza, traducibile in termini algoritmici le sfugge. Di conseguenza le Scienze Umane, parte della Psicologia, la Psicoanalisi ed altre discipline che compongono la Psichiatria non possono essere imbrigliate in dimensioni precise.

 

5. La Passione per le Arti, il Cinema e per la Letteratura

Non credo di aver mai trovato uno psichiatra che non fosse completamente dedito alla passione per l’arte e la letteratura. Penso spesso che questa passione per il “bello” e per il lato poetico della realtà sia quasi un’ossessione per delle persone che sono spesso a contatto con i lati più oscuri, strani e disagevoli dell’esistenza umana.

L’arte ci parla della perdita e della disperazione, ma anche del recupero della speranza e della salvezza che può sempre avvenire tramite l’immersione nella dimensione della gratitudine per tutto il bello che l’uomo riesce a scoprire nella natura.

Allo stesso modo dell’arte e della letteratura, il cinema è un’altra delle mie grandi passioni. Penso di poter tranquillamente affermare che sin dalla nascita del cinema gli psichiatri abbiano provato a studiare i film come delle sperimentazioni in laboratorio, e magari per capire le ragioni del loro fascino sugli spettatori. E’ stato girato nel 1906 il primo film nel quale uno psichiatra faceva la sua comparsa sul grande schermo. Da allora la psichiatria, gli psichiatri ed il cinema non hanno mai smesso di incrociarsi, influenzarsi a vicenda, allontanarsi per poi incontrarsi di nuovo. Un grande amore insomma, degno di essere raccontato: leggete questo mio primo articolo(1) e quest’altro(2).

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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