Sempre maggiori evidenze suggeriscono che il tratto gastro-intestinale sia il ponte tra il microbiota ed il Sistema Nervoso Centrale (SNC): la Psicobiotica è una nuova disciplina che si occupa di studiare il sistema Microbiota-Intestino-SNC.

L’8 Febbraio 2017 è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature lo studio Reduction of Abeta amyloid pathology in APPPS1 transgenic mice in the absence of gut microbiota di T. Harach e coll. che porta dati molto convincenti sulla consistenza del rapporto tra il Microbiota Intestinale Umano e lo sviluppo della Malattia di Alzheimer, la più diffusa forma di demenza del mondo occidentale.

Sono ormai diversi anni che la Psicobiotica studia i rapporti tra il Microbiota Intestinale Umano ed il Cervello sia in relazione a patologie Psichiatriche che Neurologiche.

Mentre il legame tra le alterazioni del microbioma ed cervello sta iniziando ad emergere, l’impatto dei microbi gastro-intestinali sullo sviluppo della Malattia di Alzheimer, la più diffusa forma di Demenza in occidente, non è nota e non è stato ancora affrontato in maniera adeguata in un modello animale, così come in uno umano, nonostante le prove spesso aneddotiche indichino che sia probabile che la formazione di placche amiloidi in topi transgenici sia influenzata da alterazioni del microbiota.

In questo interessante articolo, che invito a leggere in forma estesa al link che ho fornito prima, viene suggerito che diverse composizioni del Microbiota nel topo transgenico possano influenzare lo sviluppo di β-amiloidosi cerebrale.

I ricercatori hanno scoperto che l’abbondanza di almeno due grandi ceppi batterici, Firmicutes e Bacteroidetes, nel microbiota fecale è stata significativamente alterata nei topi transgenici che sviluppano maggiori placche amiloidi: a livello genetico, Allobaculum e Akkermansia Muciniphila erano diminuite mentre risultavano aumentati i ceppi di Rikenellaceae e S24-7.

Bassi livelli di Akkermansia Muciniphila nel Microbiota coincidono con lo sviluppo di obesità e Diabete tipo 2 nel topo ed il ripristino con probiotici della Akkermansia Muciniphila nell’intestino risulta in una riduzione della massa grassa e in una diminuzione dell’infiammazione sistemica. D’altra parte il diabete di tipo 2 e l’infiammazione sono noti fattori di rischio per lo sviluppo di Malattia di Alzheimer.

Ovviamente, la traduzione clinica di questi risultati sperimentali suggerisce il potenziale per lo studio di una nuova area per il trattamento e la prevenzione della Malattia di Alzheimer ed altre patologie neurodegenerative. I risultati di T. Harach e coll. supportano ulteriormente la visione emergente che alterazioni del Microbiota possano contribuire allo sviluppo di una vasta gamma di malattie neurologiche e neurodegenerative ben oltre la sindrome metabolica, il diabete e l’obesità.

 

Bibliografia:

  • Bhattacharjee, S. & Lukiw, W. J. Alzheimer’s disease and the microbiomeFront Cell Neurosci 7, 153, doi: 10.3389/fncel.2013.00153 (2013)
  • Nicholson, J. K. et al. Host-gut microbiota metabolic interactionsScience 336, 1262–1267, doi: 10.1126/science.1223813 (2012)
  • Collins, S. M., Surette, M. & Bercik, P. The interplay between the intestinal microbiota and the brainNat Rev Microbiol 10, 735–742, doi: 10.1038/nrmicro2876 (2012)
  • Everard, A. et al. Cross-talk between Akkermansia muciniphila and intestinal epithelium controls diet-induced obesityProc Natl Acad Sci USA 110, 9066–9071, doi: 10.1073/pnas.1219451110 (2013)
  • Reduction of Abeta amyloid pathology in APPPS1 transgenic mice in the absence of gut microbiota di T. Harach e coll.

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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