Premessa

La nostra società è mossa da miliardi di persone che sono alla ricerca della felicità. Anche se non sempre ce ne rendiamo conto, tutti noi diventiamo sempre piú ricchi e benestanti, ma non è chiaro se, parallelamente, diventiamo anche piú felici.

C’è chi sostiene che la felicità non sia uno “stato”, un “obiettivo” o un “fine”, ma che essa rappresenti un processo dinamico. In sintesi la felicità dipende dal nostro movimento e dalla direzione che il nostro movimento possiede.

Il movimento è sempre una qualità del momento presente, e vivere nel momento presente non coincide affatto con l’essere fermi.

Sia la felicità che il suo opposto, ovvero l’infelicità, a mio parere non sono di per loro dei sentimenti, ma rappresentano piuttosto una condizione dell’esistenza. L’infelicità è quella condizione che sostiene un sentimento piuttosto spiacevole: l’angoscia.

“… la formula dell’angoscia è semplicissima: l’angoscia è la lacuna tra l’ora e il poi. Se siete nel presente, non potete essere angosciati, dato che l’eccitazione fluisce immediatamente nell’attività spontanea, senza soluzione di continuità. Se siete nel presente, siete creativi, siete inventivi. Se i vostri sensi sono all’erta, se tenete aperti gli occhi e le orecchie, come fanno tutti i bambini piccoli, una soluzione la trovate sempre.”
(F. Perls: la terapia gestaltica parola per parola, Roma, 1980, p. 11)

Qualcuno potrebbe chiedersi se, in realtà, non sia la Tristezza il sentimento che è sostenuto dall’infelicità. Tecnicamente parlando la tristezza è un’emozione persistente connessa con un vissuto di perdita: fine di un amore, morte di un nostro caro, un fallimento, etc.

La condizione esistenziale dell’infelicità al contrario, non è connessa con una perdita, ma con l’assenza di un obiettivo da raggiungere, un ideale da perseguire. Se l’infelicità non genera angoscia, per bene che vada genera la Noia. Badate bene che la VERA Noia è una condizione particolarmente spiacevole se assume connotati esistenziali poichè è intimamente connessa all’incapacità di desiderare davvero qualche cosa, ovvero all’assenza di una passione.

Dopo questa piccola premessa, ad almeno due domande vorrei rispondere: Quale genere di “movimento” può renderci felici? In modo la nostra Felicità è connessa alla realizzazione dei nostri Sogni?

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Raggiungere la Felicità realizzando i propri Sogni

Se la felicità è un processo dinamico che si interrompe quando noi siamo, metaforicamente, fermi, viene spontaneo chiedersi come verso cosa dobbiamo muoverci.

Vi rispondo subito: il nostro movimento sarà, ovviamente, direzionato e completamente asservito alla realizzazione di un sogno. Banale? Per niente. In realtà la parte complicata del tentativo di realizzare un Sogno è proprio l’assenza di un vero Sogno nel cuore della maggior parte delle persone. Vi sembrerà strano ma è proprio cosí.

Non sto parlando di una blanda aspirazione o di un vago desiderio. Parlo di un vero e proprio Sogno, ovvero di un idea nella quale convergano tutti i nostri valori e tutte le nostre passioni. Potremmo definirla una Visione: la netta visualizzazione di un obiettivo finale che possa riassumere il motivo per il quale siamo su questa terra, il nostro IKIGAI, la ragione per la quale la nostra esistenza abbia senso.

Quanti di noi possono dire, secondo questa definizione, di avere davvero un Sogno da realizzare?

La buona notizia è che ognuno di noi ha il suo Sogno, l’obiettivo è scoprirlo, una volta fatto ciò tutto sarà semplice. Ma cosa ci impedisce di far emergere il nostro vero Sogno?

“Per molto tempo ho avuto il sentore che la parte più bella della mia vita sarebbe presto iniziata, la vera Vita. Ma c’erano sempre ostacoli da superare strada facendo. Qualche cosa di irrisolto, varie questioni che richiedevano ancora del tempo, come degli ostacoli che erano ancora da superare. Una volta risolte queste questioni la vera Vita sarebbe cominciata. Poi finalmente ho capito che questi ostacoli, erano la mia Vita”
cit. Daisaku Ikeda, filosofo buddista giapponese.

Queste parole illuminanti ci indicano sia il motivo per il quale moltissime persone non riescono a far emergere il loro vero Sogno, sia una possibile via per fare questa scoperta.

I due punti sui quali vorrei portare la vostra attenzione sono (1) la Scelta di Rimandare la Vita e (2) il non tradurre in parole i nostri pensieri.

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Rimandare la scoperta del nostro vero Sogno

Molte persone rimandano in continuazione sia le cose che amano che quelle che odiano, procrastinano come stile di vita. Ci sono vari motivi, o potremmo dire alibi, per agire cosí.

Ad esempio ci sono persone che passano la loro vita in un perenne “allenamento” con l’idea di dover affrontare infine una gara che, però, non disputeranno mai. Altri aspettano delle generiche “giuste condizioni” per iniziare a buttarsi nella mischia, oppure ci sono persone che danno la colpa della loro immobilità alle ingiustizie del mondo, alla sfortuna personale o altre avversità.

La verità è che mentre aspettiamo la vita passa e scorre via come la sabbia tra le dita. Questa consapevolezza di per se potrebbe essere già una buona ragione per dire a noi stessi:

il momento per capire quale é il mio scopo nella vita, il mio vero sogno, è adesso.

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Tradurre in parole il proprio Sogno

Adesso viene il bello… Come si può provare a scoprire la nostra vera aspirazione, il nostro IKIGAI, il nostro vero Sogno?

C’è un unico modo: tradurre in parole concrete tutte quelle sensazioni che animano i nostri pensieri, scrivere sulla carta, pronunciare chiaramente le nostre intenzioni.

La maggior parte di noi aspira a qualche cosa di grandioso e di glorioso pur non essendo in grado di tradurre questa sensazione in parole. Spesso sono aspettative magiche che avremmo la pretesa di poter essere realizzate da sole, automaticamente. Il paradosso è che non abbiamo neppure idea di cosa vorremmo veder realizzato: i nostri sogni di gloria non hanno ne un nome, ne una storia, ne una forma nella nostra mente.

A causa di questa difficoltà ad avere ben chiaro quale sia il nostro vero Sogno, molte persone si deprimono, addirittura pensano di non avere alcuna passione vero o aspirazione che possa riempire di senso la loro vita.

Le cose non stanno cosí, mai.

Il punto è quello che vi detto poco fa: sino a che un Sogno non viene tradotto a parole, non esiste, rimane un generico sentore che non è possibile realizzare. Per riuscire a diventare consapevoli di quale sia il nostro Sogno vi propongo un esercizio inventato dal famoso Dr. Christopher Peterson, uno dei più importanti autori della ‘area della Psicologia Positiva.

L’esercizio che il Dr. Peterson ha creato si chiama Tecnica del Discorso Funebre e consiste in questo: immaginate di essere al vostro funerale e che una persona per voi importante si alzi in piedi per andare a leggere a tutti i presenti il vostro panegirico, ovvero tutti i motivi e le ragioni per le quali voi dovreste essere ricordato. Bene, adesso prendete carta e penna e provate a scriverlo voi, l’ideale è che scriviate almeno le due facce di un foglio A4.

Vedrete che tra le righe di quello che scriverete, se sarete onesti con voi stessi, ci sarà nascosto il vostro vero Sogno di vita. Provare per credere.

In poche parole il nostro Sogno inizierà a realizzarsi nel momento in cui saremmo davvero consapevoli della sua esistenza; da quel momento in avanti, automaticamente, ogni nostra azione, ogni fibra del nostro essere sarà indirizzata verso la sua realizzazione e la magia si compierà davanti ai nostri occhi.

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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