Una sperimentazione clinica condotta da Felice Jacka della Deakin University in Australia ha scoperto che la Depressione può essere sconfitta anche con una migliore e specifica alimentazione.

Un’équipe di ricercatori della Deakin University di Melbourne ha pubblicato sulla rivista scientifica BMC Medicine un articolo sul possibile positivo impatto terapeutico di questa dieta sulle malattie mentali.

Lo studio condotto sui rapporti tra alimentazione e sintomi depressivi è stato chiamato SMILES , acronimo per “Supporting the Modification of lifestyle In Lowered Emotional States”:

Jacka FN, A randomised controlled trial of dietary improvement for adults with major depression (the ‘SMILES’ trial), BMC Med. 2017 Jan 30;15(1):23. doi: 10.1186/s12916-017-0791-y

Il Disturbo Depressivo Maggiore è una malattia mentale multifattoriale e complessa, di conseguenza l’ipotesi di un trattamento che preveda un cambiamento dell’alimentazione potrebbe sembrare poco verosimile.

D’altra parte negli ultimi anni, vi sono sempre maggiori evidenze del fatto che la qualità e la quantità del cibo possano essere in qualche maniera correlati allo stato d’animo delle persone, in particolare per gli effetti che l’alimentazione può avere sia sulle componenti infiammatorie che potrebbero essere alla base della genesi dei Disturbi Depressivi, sia per gli effetti che il cibo ha sulla salute nel Microbiota Intestinale Umano, poiché intestino e cervello vengono sempre più considerati tra loro collegati. La disciplina che studia i collegamenti tra Intestino e Cervello si chiama Psicobiotica.

Lo studio SMILES lasciano è il primo studio randomizzato controllato che ha preso in esame le conseguenze di un cambiamento dell’alimentazione sul controllo dei sintomi depressivi. Lo studio SMILES, guidato dalla Dr.ssa Felice Jacka, affonda le sue radici in un precedente studio del  2013, anch’esso pubblicato su BMC Medicine, che concludeva affermando che la cosiddetta dieta mediterranea, in combinazione con le noci, abbassava il rischio di sviluppare sintomi depressivi nei tre anni seguenti.

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Nello studio SMILES, durato 12 settimane, sono stati studiati 67 pazienti adulti colpiti da da depressione; il principale criterio di inclusione è stato un valore superiore a 18 sulla scala MADRS (Montgomery Asberg Depression Rating Scale), un test per valutare i sintomi depressivi. Inoltre, variabile molto importante, tutti i partecipanti si stavano nutrendo “male”, secondo una valutazione dell’alimentazione che includeva 104 variabili dietologiche.

I partecipanti sono stati incoraggiati a seguire le seguenti regole dietetiche:

  • cereali integrali (5-8 porzioni al giorno)
  • legumi (3-4 porzioni la settimana)
  • frutta a guscio e non salata (1 porzione al giorno)
  • olio d’oliva (3 cucchiai al giorno)
  • frutta (3 porzioni al giorno)
  • verdura (6 porzioni al giorno)
  • latticini poveri di grassi e non zuccherati (2-3 porzioni al giorno)
  • pesce (almeno 2 volte la settimana)
  • pollame (2-3 porzioni la settimana)
  • carne rossa a basso contenuto di grassi (3-4 porzioni la settimana)
  • uova (fino a 6 la settimana)
  • alimenti extra come caramelle, prodotti di farina bianca, cibi fritti, fast food, carne lavorata e bevande zuccherate (massimo 3 la settimana)

Di fatto una specie di “Dieta Mediterranea” modificata con un incremento della quota proteica proveniente da fonti “sane” (uova, pollame, pesce, legumi e cereali).

Il risultato finale è stato davvero interessante: il 32 per cento dei pazienti appartenenti al gruppo con l’alimentazione modificata ha sviluppato una remissione dei sintomi depressivi dopo la fase di studio di 3 mesi.

I rapporti tra alimentazione e sintomi depressivi sembrano chiari a livello teorico: un’alimentazione errata favorisce la crescita di batteri pro-infiammatori nell’intestino e non combatte le componenti infiammatorie che sono, per buona parte, alla base della genesi della depressione. I cambiamenti dietetici che possono influenzare la composizione della flora batterica intestinale sembrano relativamente semplici, privi di effetti collaterali particolari e facilmente integrabili con gli altri interventi terapeutici “classici” (antidepressivi).

E’ chiaro che ulteriori conferme ed approfondimenti sono necessari per rendere maturo un campo di studi, quello della PSICOBIOTICA, che al momento sembra essere molto promettente ma anche molto giovane.

 

 

Bibliografia:

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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