“Il desiderio non è ciò che vedi ma quello che immagini”

Undici minuti – P. Coelho

 

Mi è capitato di rileggere questa frase proprio mentre mi accingevo a scrivere e l’ho trovata un buon punto di partenza. Ma cosa vuol dire desiderare sessualmente?

Significa anticipare mentalmente un gesto o una situazione che riguardano l’intimità fisica. Due dimensioni sono alla base del desiderio: una biologica (spinta ormonale/bisogno sessuale) ossia la pulsione fisica che spinge a cercarsi sessualmente, e una psicologica determinata dall’immaginario erotico, quest’ultimo definito da ricordi, anticipazioni e fantasie.

È molto importante non confondere, come spesso accade, il desiderio della presenza dell’altra persona e di gesti affettuosi con il desiderio sessuale vero e proprio. Il desiderio, nell’eros, può comprendere sia la dimensione affettiva sia quella sessuale; quando una prevale sull’altra ci troviamo, nel primo caso, in presenza di un bisogno affettivo nel quale difficilmente troverà spazio l’eros e, nel secondo, in un momento esclusivamente ludico in cui il rapporto sessuale non è accompagnato da sentimenti.

Nell’ultimo scenario la pulsione ormonale fa ricorso ad ogni modalità per il raggiungimento dello scopo, dall’autoerotismo ad una “ sveltina” con un partner che è solo un mezzo di soddisfacimento del bisogno.

Il desiderio, però, non può fare a meno di entrambe le componenti perché è alimentato da attese, ricordi e trae la forza dalle immagini mentali che rimandano a esperienze passate e momenti di profondo piacere che costituiscono una sorta di archivio erotico della memoria.

Quando desideriamo ci troviamo in una dimensione di attesa nella quale anticipiamo l’incontro con l’altra persona nei meandri della nostra fantasia. Ciò richiede che l’altro sia oggetto di desiderio sul quale possiamo liberamente fantasticare.

Si evince il ruolo sostanziale della seduzione sia quando il partner è presente sia quando è lontano.

Da un punto di vista neuropsichico la definizione di desiderio è: “espressione di una funzione associativa complessa, attivata da stimoli endogeni o esogeni, che induce il bisogno e il desiderio di comportarsi sessualmente” (Graziottin, 2006).

Esistono disfunzioni a livello del desiderio sessuale?

La risposta è affermativa.

Prima di affrontare il tema della patologia, mi preme sottolineare che il desiderio è un fenomeno dinamico che va dalla passione all’avversione lungo un continuum variegato.

In entrambi i sessi si verifica un decadimento graduale con l’età con un’incidenza superiore nelle donne in concomitanza della menopausa.

Nella donna il desiderio è discontinuo anche in età fertile a causa degli stati psicoemotivi e fisiologici determinati da eventi quali ciclo mestruale, gravidanza, puerperio e menopausa. Inoltre, essendo indotto dal testosterone, è fisicamente meno intenso rispetto all’uomo che ne possiede un livello di circa dieci volte superiore. In ultimo, il desiderio femminile risente in maggior misura dell’aspetto relazionale e contestuale.

Come si manifesta un disturbo del desiderio?

Nella donna la vulnerabilità a questo tipo di disturbo è doppia rispetto all’uomo: circa il 33% contro il 16% (Laumann, 1999,2001).

Il DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) distingue il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo ed il Disturbo da Avversione Sessuale.

Nel primo, fantasie e desiderio di attività sessuale sono insufficienti se non inesistenti tanto da causare un forte disagio o delle difficoltà interpersonali (ricordo che per ogni diagnosi di disfunzione vengono esclusi i casi determinati da condizioni mediche o dall’effetto di sostanze di vario genere).

Le cause individuali che stanno alla base di tale patologia possono essere: convinzioni religiose, personalità ossessivo-compulsiva, disturbi dell’identità di genere, fobie sessuali, timore di perdere il controllo, paura della gravidanza, sindrome del vedevo, preoccupazione per l’invecchiamento (atteggiamento che può provocare un calo della libido in quanto il soggetto non si sente più attraente),stress e affaticamento.

Possono anche entrare in gioco fattori all’interno della coppia, quali: mancanza di attrazione verso il coniuge, scarse abilità sessuali del partner, differenze di vicinanza ottimale reciproca (l’eccessiva intimità può essere avvertita come spaventosa per la paura di diventare dipendenti dall’altra persona ed essere in seguito abbandonati), conflitti coniugali, squilibri di potere, incapacità di fondere i sentimenti di amore con il desiderio sessuale (presente soprattutto nell’uomo che in alcuni casi divide le donne in due categorie, quelle da sposare e quelle eccitanti con cui fare sesso).

Il Disturbo da Avversione Sessuale è caratterizzato dall’evitamento del contatto genitale con un partner a causa dell’avversione che può anche riguardare un particolare aspetto del sesso come le secrezioni genitali o la penetrazione. La reazione del soggetto di fronte ad uno stimolo sessuale varia da una manifestazione d’ansia ad un’intensa sofferenza psicologica.

Esiste un altro tipo di disturbo non ancora preso in considerazione dal DSM, ossia il Disturbo del Desiderio per Eccesso per il quale il desiderio, reale o apparente, è eccessivo e causa stress personale e relazionale. Tale disturbo, raro nelle donne, comporta iter terapeutici e diagnostici estremamente diversi dai primi due.

Per concludere…

In così poco spazio ho cercato di fare una panoramica il più esaustiva possibile senza addentrarmi in aspetti maggiormente clinici.

Il punto significativo, a mio parere, è la centralità nella vita di ognuno di noi della parte del piacere che la sessualità ci permette di vivere pienamente. E forse potete comprendere che esistono falsi miti riguardo al sesso che non è un aspetto meramente fisiologico ma che, al contrario, è determinato e sostenuto da molti elementi che aprono un ventaglio intensamente colorato di emozioni e sensazioni che arricchiscono la nostra mente ed il nostro sentire.

Se l’estremità del filo sul quale corre il desiderio si identifica con una patologia, nel suo corso possiamo invece trovare un buon funzionamento di noi stessi.

A mia opinione credo sia fondamentale l’onestà con se stessi e con il partner. Come sostenevo nel precedente articolo sulle fantasie, la chiave di ogni rapporto si trova nella comunicazione. È di vitale importanza che i partner si conoscano intimamente rispetto a bisogni, desideri e modalità di ricerca del piacere. Il desiderio, va ricordato, chiaramente risente degli aspetti del quotidiano connessi allo stress che le varie situazioni di vita ci provocano.

La sfida di ogni coppia, che si unisce non per noia o per paura della solitudine ma per il piacere che i partner trasmettono l’uno all’altro, è proprio rappresentato dalla voglia di scegliersi e riscoprirsi giorno dopo giorno tenendo presente che è proprio da una maggiore intimità e conoscenza che possiamo raggiungere forme sempre più elevate di piacere.

 

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La Dr.ssa Camilla Zuccon è psicologa, criminologa e sessuologa. Vive e lavora ad Arenzano, in provincia di Genova. Il suo blog personale è http://www.camillazuccon.com

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