Quando un operatore che lavora in psichiatria, parlo di un medico, un infermiere, un educatore, un volontario od un operatore socio-assistenziale, entra in contatto per la prima volta con un paziente che ha sviluppato un delirio è molto frequente osservare un alto livello di frustrazione.

In effetti entrare in relazione con una persona che ha sviluppato un sintomo così grave come il Delirio non è per nulla facile o intuitivo ma richiede alcune conoscenze specifiche.

In questo articolo vorrei condividere le mie conoscenze al riguardo per provare ad essere d’aiuto a chi sta sviluppando le proprie competenze nell’ambito della gestione del paziente psichiatrico grave, con sintomi psicotici deliranti.

Che cos’è il Delirio?

La Definizione di Delirio è piuttosto semplice: un convincimento sbagliato, non criticabile e non discutibile, che non è compatibile con il contesto di riferimento culturale della persona che lo ha sviluppato.

Sebbene sia facile descrivere che cosa sia un “contenuto di pensiero delirante”, la definizione in se richiede alcune precisazioni per essere compresa al meglio e per far si che abbia una sua utilità nella pratica clinica quotidiana con il paziente affetto da sintomi psicotici come il Delirio.

La caratteristica fondamentale di un pensiero delirante non è tanto il suo essere strano, fuori dal comune o bizzarro, in realtà quello che più di tutto ne caratterizza i suoi connotati patologici è il suo essere rigido, per nulla modificabile dalle critiche altrui, così come non sarà passibile di critica da parte della persona che lo ha prodotto e non potrà essere discutibile con le altre persone che dovranno semplicemente accettarlo.

Fondamentalmente esistono due forme principali di Delirio:

  1. Il Delirio cosiddetto “Strutturato”, non bizzarro, tendenzialmente facilmente narrabile e per il quale è possibile identificare un nucleo di contenuto principale. Alle volte lo si potrebbe descrivere come un “delirio lucido” ed estremamente vicino, perlomeno nei contenuti, ad una storia verosimile.
  2. Il Delirio “Non Strutturato”, ovvero bizzarro, fantasioso, poco organizzato nella sua esposizione che assume la forma di un discorso non facilmente riassumibile in una narrazione lineare.

Il delirio del primo tipo (1), quello strutturato e non bizzarro, è tipico di alcune forme di Disturbo Bipolare, nel Disturbo Paranoide di Personalità o nelle Sindromi Deliranti Croniche, al contrario il delirio del secondo tipo (2), tendenzialmente bizzarro e disorganizzato, è più frequente nella Schizofrenia o nelle intossicazioni da sostanze allucinogene come ad esempio LSD.

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Come fare ad entrare in relazione con una persona che sta delirando?

Per poter aiutare una persona che ha sviluppato un Delirio, il primo obiettivo è entrare in relazione con lui e questo delicato passaggio passa quasi sempre attraverso la necessità di dover comprendere e gestire il contenuto patologico che ci comunicherà.

E’ anche vero che, ogni tanto, è possibile spostare l’attenzione su qualche altro aspetto contingente (ad esempio se una persona è affamata, è ferita, è stata picchiata, o altro…) ma prima o poi il contenuto delirante farà sentire la sua presenza ed andrà affrontato.

In questo senso il cammino da affrontare per raggiungere l’obiettivo di comprendere e gestire una persona che delira potrebbero essere riassunto in questi 3 punti:

  1. Riconoscere le emozioni che stanno dietro al Delirio e lo sostengono
  2. Andare alla ricerca del vissuto della persona
  3. Cercare il Nucleo di Verità Storica del Delirio e trovare il suo Significato Profondo

Come vedremo, se seguiremo questi 4 spunti di riflessione, riusciremo ad andare oltre ad alcuni classici dubbi che le persone solitamente hanno: Devo dare ragione alla persona che ha un delirio? Come devo rispondere ad una domanda molto bizzarra? Devo continuare a provare a portare delle prove per convincere una persona che ha un pensiero sbagliato? … Ricordo che questo breve articolo non pretende ne di essere esaustivo, ne di affrontare tutte le sfumature psicopatologiche, psicoanalitiche e fenomenologiche del delirio, ma vuole essere una mini-guida pratica ed uno spunto di pensiero per ripensare la relazione con una persona che delira.

 

(1) Riconoscere le emozioni

L’aspetto su cui bisogna focalizzare la nostra attenzione è, a mio parere, il contenuto emozionale della comunicazione. Questo è il punto più importante. Spesso l’operatore che entra in contatto con pazienti deliranti viene distratto dai contenuti bizzarri e fantasiosi del delirio ma questi aspetti non sono la prima cosa da prendere in considerazione, a mio parere.

Rabbia? Felicità? Paura? Quali sono le emozioni che stanno dietro al contenuto delirante?

Le emozioni che è possibile cogliere sono sempre da restituire alla persona, provando a spostare la sua attenzione su di esse e valutare come reagisce: ad esempio “Lei è molto arrabbiato” oppure “Mi sembra proprio spaventato”. Conviene evitare di riconoscere l’emozione sotto forma di domanda. Bisogna provare a riconoscere l’emozione dandole semplicemente un nome, proponendola alla persona in maniera semplice e diretta: ad esempio un paziente che sostiene a gran voce di essere spiato e controllato dai vicini di casa potrebbe essere una buona idea provare a dire “Mentre mi dice tutte queste cose la vedo davvero arrabbiata con i suoi vicini di casa”.

La nostra comunicazione, sia essa normale o patologica, ha sempre il fine di far comprendere alle altre persone il nostro stato d’animo: quando una persona capisce che noi abbiamo colto l’emozione che risiede dentro in un dato momento, si inizia subito ad instaurare una prima forma di relazione.

Finché non riconosciamo l’emozione che sostiene un delirio, la persona delirante proverà mille modi per riproporla, peggiorando il suo stato psichico mentre fa questo tentativo.

(2) Ricercare il vissuto della persona

Quello che una persona esprime tramite il delirio, qualsiasi sia la patologia di base che lo abbia suscitato, è sempre una “soluzione”, un convincimento che risolve ed annulla un vissuto doloroso, preoccupante o spaventoso.

Per un paziente che sviluppa un delirio, il mondo è sempre cambiato ed è esperienza frequente quella di avvertire ogni cosa intorno a sé come sinistra o sconosciuta, estranea o enigmatica, una sorta di incantesimo o di incubo la cui comprensione risulta impossibile senza che la mente non produca una soluzione. Infatti per il paziente il delirio è spesso una soluzione ad un’atmosfera angosciosa che lo coinvolge personalmente. il delirio è sempre preceduto da un cambiamento del mondo così come lo si conosceva prima.

E’ solo quando si innesca il pensiero delirante in tutta la sua potenza che le cose sembrano nuovamente andare a posto ed il paziente riesce a provare un certo senso di sollievo rispetto ad un precedente vissuto intollerabile chiamato “atmosfera delirante” o anche Wahnstimmung, dal tedesco.

La regola potrebbe essere: ogni delirio è sempre preceduto da un cambiamento profondo del vissuto della persona, provare a riconoscerlo ci può orientare molto nella relazione con il paziente; se una persona capisce che abbiamo “letto” il suo vissuto, come è accaduto prima per l’emozione, potrebbe affidare a noi tutte quelle sensazioni angoscianti che hanno dato origine al delirio.

(3) Il Nucleo di Verità Storica del Delirio e Significato Profondo

Ogni delirio, anche il più strano e bizzarro, ha un significato razionale nascosto e profondo che può valere la pena di indagare. Spesso in un delirio vi è un cosiddetto “Nucleo di Verità Storica”, ovvero un qualche elemento di verità, che ha degli agganci importanti con la realtà anche se profondamente trasformati.

Volete un esempio? Un paziente che ritiene che il suo medico voglia avvelenarlo rimanda fortemente ad un’angoscia antica presente in ogni essere umano ovvero che proprio chi dovrebbe aiutarci invece ci tradisce, ad esempio un padre abusante o violento. La ricerca della verità storica, nascosta e trasformata, presente nel delirio ci permetterà di creare una relazione basata sul riconoscimento di importanti esigenze presenti nella persona.

La persona che ci comunica dei contenuti deliranti ha, sempre e comunque, desiderio di entrare in relazione con noi. Spesso ci vuole trasmettere dei contenuti così angoscianti ed intollerabili che possono essere pensati e trasmessi solo tramite la deformazione del delirio. Per ritornare all’esempio di prima un “padre” abusante o violento può diventare “la polizia” od il “medico”, una “casa maledetta” od infestata da presenze malvagie può rimandare ad una madre aggressiva o assente, e via di seguito. Questi sono solo esempi, ma possono rendere l’idea di quali possano essere alcuni significati profondi del delirio.

Un ultimo (importante) consiglio…

Ricordate sempre che una persona che delira può sviluppare delle convinzioni che la possono portare ad essere pericolosa per se stesso o per altri. Inoltre le persone che delirano possono sviluppare anche delle dispercezioni, la maggior parte delle volte sotto forma di allucinazioni uditive, che possono peggiorare il quadro clinico e rendere la situazione instabile e difficile da gestire. Tutte le situazioni che si possono presentare sono infinite e molto varie e non sono facili da riassumere in questa mia breve riflessione. 

Come operatori sanitari, amici o famigliari di una persona che è in una condizione psichiatrica acuta, ricordate sempre di mettere al primo posto la vostra sicurezza e quella della persona che avete davanti, al di la di questi consigli e suggerimenti, siate sempre prudenti e chiedete sempre aiuto specialistico non appena possibile.

 

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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