L’Analisi del Microbioma è un nuovo Business?

Le ricerche svolte negli ultimi 10 anni hanno convinto la comunità scientifica mondiale rispetto al fatto che lo studio del Microbioma umano possa rappresentare una nuova prospettiva di interpretazione per la salute umana: il microbiota intestinale sembra effettivamente giocare un ruolo importantissimo nella genesi di alcune malattie come l’autismo, il cancro colon-rettale, la Depressione, alcuni Disturbi d’Ansia, la Malattia di Alzheimer, il Morbo di Parkinson e molte altre entità patologiche.

Allo stesso modo si stanno sviluppando delle ipotesi terapeutiche innovative rispetto al fatto che interventi volti a modificare questa sorta di “organo aggiuntivo”, questa massa vivente presente nel nostro intestino composta da miliardi di cellule, potrebbero effettivamente soddisfare le richieste di trattamento di alcune aree della medicina.

In questo blog più volte abbiamo parlato di microbioma, psicobiotica e di argomenti affini che potrebbero impattare anche e soprattutto su alcune patologie psichiatriche.

Il tema di questo articolo sposta un pochino il focus dell’attenzione dalle ipotesi teoriche alle concrete possibilità di intervento: è possibile iniziare a pensare ad una analisi del Microbioma umano per poter immaginare degli interventi terapeutici non generici ma realmente costruiti sulle esigenze delle singole persone?

 

L’attuale offerta del mercato dei Test sul Microbioma

Con queste premesse e con, all’orizzonte, ulteriori sviluppi sul piano della diagnosi e della terapia, non stupisce che molte compagnie di biotecnologie stiano sviluppando dei kit per attuare analisi, test e profilazioni del microbiota umano. La domanda che sorge spontanea è la seguente: questi kit, che stanno iniziando ad invadere il mercato, hanno un reale valore scientifico?

Ad esempio la uBiome Inc., una compagnia fondata nel 2012 che ha base in California, ha sviluppato un test denominato SmartGut™, prescrivibile dai medici, che analizza 26 batteri presenti nel microbiota umano ed è certificata dall’American College of Pathology.

La start-up Thryve , localizzata direttamente nella Silicon Valley, ha ideato un servizio di analisi del microbiota tramite un’abbonamento mensile che permette agli iscritti l’invio di un campione delle feci che viene analizzato e poi refertato secondo un punteggio di “benessere intestinale” (“Gut Wellness score”); la stessa compagnia produce una propria linea di probiotici per compensare eventuali disbiosi.

Al momento, secondo i responsabili di queste aziende, ci sono tre tipi diversi di clienti, ovvero: (1) Biohackers desiderosi di provare nuovi modi di intervenire sui funzionamenti del proprio corpo, (2) pazienti e famigliari affetti da condizioni patologiche croniche che vogliono sperimentare nuovi paradigmi di cura, (3) Madri apprensive preoccupate per il benessere dei figli.

Non sono pochi, c’era da aspettarselo, quei clienti che si rivolgono autonomamente a questi nuovi servizi come alternativa ad una medicina “classica” che ancora non fornisce risposte di rilievo per molte aree di patologia.

In Europa al momento, per quanto ne sappiamo, non ci sono ancora grandi realtà imprenditoriali che si stanno occupando del “business del microbioma” anche se c’è da aspettarsi rapidi sviluppi in questo senso.

Per quello che riguarda la realtà Italiana non si può non citare una start-up innovativa emiliana, la Wellmicro Srl, che nasce dal gruppo di ricerca del laboratorio di Ecologia Microbica del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie (FaBiT) dell’Alma Mater Studiorum presso l’Università di Bologna. Tra i servizi della Wellmicro Srl abbiamo il Microbiopassport®, il primo servizio in Italia di analisi del microbiota accessibile al grande pubblico. Nelle premesse che si possono estrapolare dal loro sito web ricco di contenuti, sembra che questa realtà italiana non abbia nulla da invidiare a quelle d’oltreoceano.

 

Prima il Commercio o prima l’approccio scientifico?

La complessità genetica e funzionale del Microbioma, allo stesso modo del cervello al quale viene spesso confrontato, lo rende un obiettivo estremamente interessante e suggestivo per il mercato che può permettersi di ipotizzare infinite modalità di sfruttamento di quello che è ormai un movimento culturale. In realtà, secondo gli esperti, potremmo essere in una fase troppo precoce per capire a fondo il funzionamento di questo “secondo cervello” che risiede nel nostro intestino.

Sono sicuramente da tenere in considerazione i seguenti 2 fatti:

  • Il microbioma “fisiologico”, cioè normale, per un dato essere umano può non essere altrettanto giusto per un’altro. In realtà non si conosce ancora bene cosa renda adeguata una data composizione del microbioma rispetto all’essere umano ospitante.
  • In che maniera intervenire su di un microbioma alterato? Quali probiotici utilizzare? In quale quantità? Ad oggi si tende a fornire il più alto numero di ceppi batterici nella speranza che il nostro organismo selezioni tipo e quantità sulla base delle sue proprie caratteristiche.

La possibilità che le aziende proveranno a sfruttare il business del Microbioma prima delle adeguate validazioni scientifiche non è in questo senso infondata; inoltre nel caso della Thryve la proposta di acquisto di probiotici adeguati utili a correggere il microbioma alterato è una ulteriore fonte di guadagno ma rimangono dubbie le premesse scientifiche per una integrazione che tenga effetivamente conto dell’analisi del microbiota.

Un lato di sicuro positivo di questo business emergente è che, con il passare del tempo, queste aziende inizieranno a raccogliere un grande numero di dati relativi alla composizione del microbioma e, magari, degli effetti dell’integrazione di varie miscele di probiotici i quali, ad oggi, non sembrano avere effetti collaterali o controindicazioni di rilievo (salvo l’utilizzo nei soggetti fortemente immunodepressi).

In questo senso le aziende, specialmente se si assetteranno in forma di network virtuoso, potranno fare dei notevoli passi avanti nella comprensione della composizione e del funzionamento del microbiota intestinale umano: a titolo d’esempio, sino ad oggi, la uBiome Inc. ha raccolto ed analizzato all’incirca 100.000 campioni di feci umane. Il futuro della Psicobiotica potrebbe passare da questi grandi database.

“I believe that we’re fast approaching a day when doctors can use the gut microbiome to search for a disease footprint and devise treatment strategies accordingly”.

Dr. David a. JohnsonThe Gut Microbiome: New Understanding and Translational Applications for Disease Management.

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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