E’ possibile recuperare e poi mantenere un buon livello di Benessere Mentale in maniera autonoma, senza fare utilizzo di farmaci o di interventi psicoterapici attuati da altre persone? O ancora: è possibile, partendo da un buon livello di benessere mentale, riuscire ad attuare un’adeguata prevenzione in modo tale da non perdere questo bene prezioso? Questo è il complesso argomento che voglio provare ad affrontare in questo articolo.

Benessere Mentale vs Salute Mentale

Il concetto di benessere mentale è piuttosto recente.

Allo stesso modo l’idea di dare valore al mantenimento della salute della nostra mente e di perseguirla, possiamo dire che sia un’acquisizione piuttosto recente che risale all’inizio del nuovo millennio.

Sino a pochi decenni or sono si dava per scontato la fortuna di possedere una mente in buone condizioni e che era opportuno occuparsene solo nel momento in cui le cose andavano storte e si passava nell’ambito della Salute Mentale, ovvero quando veniva sviluppata una condizione patologica.

Al giorno d’oggi non basta più non essere affetti da una malattia mentale per riuscire a vivere bene.

Pensate a quando le persone parlano del loro corpo: anche in assenza di una malattia si può essere più o meno in forma e la condizione nella quale si trova il nostro corpo può essere determinante per mantenere una condizione di salute, anche quando una persona sia geneticamente predisposto a sviluppare delle malattie.

A mio parere un discorso equivalente deve essere fatto quando parliamo di benessere mentale: la nostra mente può essere più o meno in forma e questo stato potrà garantirci una condizione di benessere e di efficienza che ci darà la possibilità di lottare per la conquista della felicità.

Quindi parlare di Benessere Mentale ha degli aspetti caratteristici ed importanti che lo differenziano dal doverci occupare della nostra Salute Mentale, dove con questo termine si intende l’avvenuta perdita di una condizione fisiologica per entrare nella vera e propria malattia mentale.

Quello che vi sto dicendo, in realtà, lo sappiamo tutti: il malessere mentale non riguarda solo l’ambito delle patologie psichiatriche. Ognuno di noi sa, per esperienza personale, che si possono percepire molte forme di malessere mentale che non sono per niente malattie e, di conseguenza, non andrebbero curate con dei farmaci o con degli interventi psicoterapici propriamente detti.

Quando perdiamo una relazione significativa, se subiamo un lutto, durante la perdita del lavoro o altri eventi di vita simili, ogni persona è messa davanti ad un disagio della propria esistenza che è anche un disagio della mente.

La tentazione di delegare ad una medicina l’elaborazione di una perdita, o di un cambiamento negativo, è forte così come ancora più forte può essere la voglia di cercare aiuto mediante interventi di psicoterapia. Non dico, ovviamente che questo sia sbagliato, voglio solo dire che la tendenza moderna è di abusare di queste possibilità di cura, soprattutto in aree della nostra esistenza nelle quali non c’è nulla da curare.

Personamente non credo assolutamente che delle esperienze di dolore mentale richiedano sempre e comunque interventi “esterni” per essere affrontate, sia che si parli di psicofarmaci o di psicoterapia. Ho già parlato in altri articoli di alcuni effetti collaterali e iatrogeni che la psicoterapia può avere ed allo stesso modo, ma con ancora più variabili preoccupanti, dell’utilizzo esorbitante che il mondo occidentale fa dei farmaci attivi sul sistema nervoso centrale, in particolar modo degli antidepressivi.

Il punto è sicuramente controverso e queste mie parole, se prese in maniera superficiale, possono risultare strane o addirittura provocatorie.

Ovviamente è auspicabile che, quando una persona perde la sua salute o la sua integrità psicofisica, chieda aiuto a dei professionisti. Il punto è che questa richiesta di aiuto deve essere consapevole, motivata ed indispensabile.

D’altra parte io credo fermamente che non si debbano sottoporre ad interventi “terapeutici”, siano essi farmaci o psicoterapie, condizioni umane che non sono malattie. Le domande dalle quali vorrei partire per riuscire a spiegarmi sono quelle che mi sento fare più e più volte durante la mia attività di clinico: Dottore, quello che provo sono sentimenti o sintomi? Dottore, secondo lei sono triste o sono depresso? A queste domande ho dato una risposta più estesa in un altro mio articolo.

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Cosa fare quando c’è della sofferenza?

Di sicuro può essere importante indagare se quello che accade nella nostra mente è o meno una malattia.

In questi casi può essere molto utile affidarsi ad uno specialista della salute mentale, psicologo o psichiatra (quali sono le differenze? ve lo spiego in un altro articolo…), anche se potrebbe essere una buona idea pure quella di partire dal nostro medico di medicina generale, il quale rappresenta la nostra persona di riferimento ogni volta che parliamo della nostra salute in generale, psichica e fisica.

In ogni caso cercate di fare attenzione ad un fatto molto importante, ovvero che anche i medici, gli psichiatri e gli psicologi sono degli esseri umani (per fortuna!) e che, di conseguenza, riuscire a capire cosa accade nella mente di un’altra persona non sarò facile neanche per loro: diffidate da chi, dopo 10 minuti di colloquio, o anche meno alle volte, senza avervi mai conosciuto prima, vi propone uno psicofarmaco o una psicoterapia lunga mesi. Come può essere una proposta seria?

In questo caso che fare? può essere una buona idea chiedere una “seconda opinione“, come accade frequentemente in altre specialità, ad un’altro specialista più scrupoloso.

Inoltre nessuno vi vieta di provare ad approfondire le vostre conoscenze e di confrontarvi con altre persone: si, negli anni 2000 l’accesso alle conoscenze non è più un lusso e molte persone provano a prendere in mano il timone del proprio benessere, psichico e fisico, iniziando loro stesse a studiare.

Questo, nonostante quello che dicano molti medici, non è assolutamente un male ed io, personalmente, non mi sono mai sentito messo in secondo piano da Google, anzi io credo che le opinioni che le persone si fanno circa la psichiatria o la psicologia mediante lo studio personale meritino sempre la nostra attenzione e rispetto. Certo per molti medici la vecchia relazione con il paziente, ovvero “io medico ORDINO e tu paziente ESEGUI” poteva sembrare più semplice e comoda, ma non è così. Per lo meno non era a vantaggio del paziente.

Ma ritorniamo sul tema del nostro malessere mentale…

Nel caso quello che noi stiamo provando non sia propriamente un disturbo mentale, provare ad affrontarlo in termini di crescita personale, evitando la medicalizzazione e/o psicologizzazione spinta che la nostra società ci impone (più per ragioni di natura economica che di reale evidenza scientifica) potrebbe essere una buona idea.

Il fatto di percepire noi stessi come dei malati che necessitano per forza di “cure” è fortemente auspicabile solo in un mondo che è costruito sulla premessa che, sempre e comunque, qualcuno debba vendere qualche cosa a qualcun altro.

Quindi quando parliamo di “normale” malessere mentale che è spiegabile come una conseguenza logica di eventi di vita negativi, potrebbe valere la pena contemplare delle soluzioni esterne al concetto di acquisto di una soluzione chimica o psicoterapeutica, dato che il senso comune ci porta a dire che solamente una malattia va curata mentre un problema va risolto o elaborato.

In particolare ci tengo a sottolineare che la possibilità di “elaborare” frustrazioni, traumi o passaggi esistenziali, noi esseri umani la possiamo senz’altro avere anche al di fuori di un intervento di aiuto psicologico strutturato. Per qualche strana ragione il concetto di conoscenza interiore e di elaborazione si tende sempre più a ricondurlo al setting delle psicoterapie. Ma non è così.

In poche parole vi sto parlando di una critica esplicita ad un iper-utilizzo, sbagliato e controproducente, di soluzioni che delegano ad altri (vedi psicoterapie) o ad altre “cose” (vedi gli psicofarmaci) la possibilità di ripristinare un adeguato benessere mentale.

Voglio concludere questa breve riflessione dicendo che, quando parliamo di prenderci cura del nostro benessere mentale, stiamo parlando anche di un approccio creativo ed intimo alla risoluzione dei problemi ed alla possibilità di ricercare strategie versatili e personali di gestione del disagio mentale da applicare alla nostra esistenza, specialmente quando si parla di condizioni di malessere che NON sono delle malattie.

Un’ultima nota: personalmente non sono assolutamente avverso agli psicofarmaci o alle psicoterapie, al contrario ho talmente rispetto per queste forme di aiuto da ritenere che il loro utilizzo debba essere sempre ben motivato e basato su evidenze scientifiche, ovvero corretto.

Vi rimando ad alcuni spunti presenti su questo blog per approfondire:

In ogni caso continuerò ad approfondire la prospettiva della ricerca del benessere mentale, e del suo mantenimento, su questo blog con nuovi articoli che entreranno nella concretezza della questione: in che modo posso prendermi cura del mio benessere mentale?
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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Alcune persone mi conoscono anche come blogger o come musicista (…cercatemi su iTunes). La mia vita ruota attorno a molte cose: le neuroscienze, la psicoanalisi, la pedagogia ed il tema della formazione dell’Uomo, ma anche la musica ed il motociclismo nel mio tempo libero.
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